Papigno visto da Corot

di M. To.

Un ‘percorso’, sulle tracce di straordinari artisti che, con i loro dipinti, hanno raccontato al mondo le bellezze di un territorio e che, a distanza di due o tre secoli, possano tornare ad essere eccezionali ambasciatori e, perché no, veicoli di una singolare iniziativa promozionale, anche a fini turistici.

Il ‘museo diffuso’ L’idea, per grandi linee, è quella di realizzare una sorta di ‘museo diffuso’, che attraverso la riproposizione – ovviamente in copia – di opere d’arte che ‘raccontino’ la storia del territorio nel luoghi stessi nei quali hanno preso forma e vita. Creando un itinerario che ne permetta la completa conoscenza e che possa rappresentare motivo di attrazione.

La storia nei dipinti Tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, spiega Franco Passalacqua, che alla professione di pediatra ha affiancato una notevole produzione artistica, «quasi un centinaio di pittori, provenienti da tutto il nord Europa, sono venuti in Italia attratti dal paesaggio, dalla natura, dal clima mediterraneo, dalle rovine romane e greche ed hanno così creato un grande patrimonio artistico che è stato la premessa per la nascita dopo alcuni anni, dell’Impressionismo francese».

I ‘plenaristi’ Questa pagina della storia dell’arte, spiega Passalaqua, «ha avuto delle caratteristiche peculiari, prima fra tutte la pittura dal vero, ‘en plein air’, che si è realizzata a Roma e nella campagna romana, Napoli e in pochissime regioni dell’Italia tra cui la valle del Nera a partire dalla Cascata delle Marmore fino alle rovine del Ponte di Augusto, presso Narni. Ma anche altre località sono state interessate dalla attività artistica di questi pittori, tra cui Papigno e dintorni, il lago di Piediluco, la città di Terni e dintorni, la città di Narni e i suoi dintorni».

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Lo studio Questo autentico patrimonio artistico, «peraltro sparso in vari musei e collezioni provate in tutto il mondo – dice Passalacqua – ha riscosso l’attenzione non solo di numerose associazioni di cittadini ternani e italiani, ma anche un gruppo di studiosi e storici dell’arte tra cui la professoressa Anna Ottani Cavina, esperta riconosciuta a livello mondiale di questo periodo artistico, curatrice di numerose mostre di livello internazionale tra cui ‘Paysages d’Italie’ realizzata a Parigi al Grand Palais e presidente della Fondazione Zeri a Bologna. Inoltre c’è un grande interessamento della Sopraintendenza ai beni paesaggistici e architettonici dell’Umbria».

Il progetto Da qui, l’idea: «Quello che emerge – spiega il medico-artista – è la ricerca di nuovi modelli, basati sull’economia della conoscenza e di quella ‘fabbrica dello sviluppo del territorio’ che possa affiancarsi alla cultura del lavoro che, comunque, non può e non deve essere trascurato. Il nostro sogno è di realizzare una ‘rete’ che possa contribuire alla realizzazione di uno di questi modelli». Il Comune di Terni, per cominciare, ha messo a disposizione 5.000 euro.

Il percorso Quello che si vuol fare, in pratica, è questo: «Un archivio su database completo di tutte le opere realizzate riguardanti il territorio ternano; un documentario-film che illustri l’attività di questi pittori; un itinerario a fini culturali e turistici segnando nel territorio tutti i punti in cui i pittori si sono seduti a dipingere quello specifico aspetto del paesaggio. Un ‘Itinerario dei plenaristi’, con la presenza in ciascun luogo di immagini dei quadri realizzati e relativa breve documentazione». Ma non solo

La location Perché uno dei punti più importanti del progetto che sta prendendo forma è rappresentato «dalla realizzazione, nei pressi dell’area della Cascata delle Marmore, di una struttura che ospiti uno ‘Show multimediale’ che racconti, non solo la storia della cascata stessa, ma anche la storia di questi pittori, in maniera da informare ed essere un forte stimolo alla visita e alla scoperta dei dintorni del territorio di Terni e Narni». E poi c’è il grande sogno: «Realizzare una grande mostra dei dipinti più importanti di questo periodo artistico, riportando in quell’occasione le opere là dove sono state dipinte» .

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