di Marco Torricelli
La ‘galleria dei veleni’? «È solo la punta di iceberg, perché la situazione complessiva della zona ternana è molto più grave di quanto appaia e molti dati sono ancora sconosciuti». A dirlo non è un ambientalista in cerca di notorietà, ma Pietro Rinaldi. Un geologo.
Le scorie Che la discarica – proprio quella sotto la quale passa il tunnel Tescino – la ‘galleria dei veleni’ – e che adesso si sta ampliando verso la cascata delle Marmore, fosse una specie di bomba al cromo «lo si sapeva da tempo – dice Rinaldi – e i dati erano contenuti in studi che le stesse acciaierie avevano commissionato quando andavano alla ricerca di pozzi per l’acqua».
Il cemento Quanto al cromo esavalente, il geologo spiega che «quello che inondava la galleria poteva certamente provenire dalla discarica sovrastante, ma va ricordato – e la cosa non tranquillizza – che le pareti della galleria, ma se è per questo anche delle case, sono fatte di cemento e che per fare il cemento si bruciano gli pneumatici usati. Questa combustione genera cromo che, inevitabilmente, resta nel cemento».
L’inquinamento E che le acque che circolano in città – «e che beviamo tutti» – siano ‘addizionate’ con roba poco chiara, «era emerso già nel 1980, quando venne riscontrato un inquinamento da idrocarburi che portò anche alla chiusura di alcuni pozzi. Non si riuscì mai a capire da dove provenissero, quelle sostanze inquinanti» e qui Rinaldi introduce un altro tema inquietante: «Un pozzo può essere usato sia per il prelievo che, ovviamente è un ipotesi, per smaltire sostanze che altrimenti non si saprebbe dove buttare».
Il silenzio Ma come mai di queste cose non si è mai parlato? «Che l’accumulo di scorie, che ricordiamo conservano il calore, provochi il così detto ‘inquinamento termico’ è noto – spiega Rinaldi – come si sa che le acque che scorrono sotto la discarica subiscano un innalzamento di temperatura che, però, poi scompare quando le stesse acque arrivano a valle». Diverso è, ovviamente, «il discorso sull’inquinamento chimico, ma molto spesso i dati erano contenuti in studi tecnici fatto ad uso interno e che, quindi, non sono mai stati divulgati».
L’assemblea Queste cose il geologo Pietro Rinaldi le ha dette anche nel corso di un’assemblea che si è svolta a Stroncone e organizzata dal comitato che si oppone all’istallazione di due centrali a biomasse da 199 chilowatt ciascuna: «Una delle quali è già in fase di allestimento – dice Sabrina Scassellati – ma che noi speriamo di poter bloccare, come già avvenuto nelle Marche».
La petizione Hanno inviato una petizione al sindaco di Stroncone, Alberto Falcini, che è stato eletto a maggio e che si è trovato la patata bollente già bella e pronta: «Oltre duemila cittadini gli chiedono di adoperarsi per far bloccare la procedura, visto che il Consiglio di Stato lo ha fatto in tre casi, appunto nelle Marche, facendo riferimento ad una normativa europea che prevede comunque la necessità di una Valutazone di impatto ambientale (Via) anche per le centrali di piccole dimensioni».
La manifestazione A proposito di centrali a biomasse: «Noi del comitato ‘No inceneritori’ – spiega Fabio Neri – abbiamo partecipato all’assemblea di Stroncone non solo per dare la nostra solidarietà costruttiva, ma anche per ricordare che il fenomeno dell’inquinamento nell’area ternana è frutto di una serie di scelte sbagliate e tra queste c’è quella relativa alle procedure per la rimessa in funzione dell’ex inceneritore Printer, contro cui ci battiamo e che sarà uno dei temi al centro della manifestazione di protesta dell’11 ottobre».
