L'assemblea alle acciaierie

di Marco Torricelli

Una «consultazione certificata sul nuovo contratto di lavoro dei metalmeccanici», così Mario Bravi, segretario generale della Cgil regionale, nel corso di un’affollata assemblea che si è svolta venerdì all’interno delle acciaierie, ha definito la chiamata al voto del sindacato «perché è insopportabile che, in un Paese dove ormai si vota su tutto, i lavoratori non possano dire la propria sulla loro condizione materiale quotidiana, sul loro lavoro».

Il voto Nella più grande azienda della regione, insomma, il 6, 7 e 8 febbraio si voterà sul contratto separato, quello che Fim Cisl e Uilm hanno firmato con Federmeccanica in dicembre. In altre importanti realtà dell’industria ternana le votazioni sono già avvenute e, dice la Fiom Cgil «hanno fatto registrare livelli di partecipazione sorprendenti, insieme ad un netto rigetto del contratto: al Tubificio ha votato il 51% dei dipendenti (76 su 149) e la nostra proposta, contraria al contratto separato, ha ottenuto l’82% dei consensi. Alla Faurecia ha votato il 55% dei lavoratori (132 su 240) con il 94% dei voti favorevoli alla nostra richiesta».

I commenti Per Stefano Garzuglia, coordinatore della Fiom Cgil all’interno di Ast, «Si tratta di risultati che dimostrano la voglia di partecipazione dei lavoratori e la contrarietà rispetto ad un contratto che fa arretrare i diritti soprattutto sul fronte della malattia e degli orari di lavoro», ma non solo: «Non è accettabile che un’organizzazione fortemente rappresentativa, come la Fiom, continui a restare esclusa dai tavoli delle trattative per il contratto – ha aggiunto Claudio Cipolla, segretario generale della Fiom Cgil di Terni – i lavoratori tutti, iscritti e non iscritti, devono avere la possibilità di esprimersi democraticamente e di scegliere liberamente i propri rappresentanti».

Il lavoro Per Mario Bravi «a questo Paese serve un cambiamento profondo nelle scelte politiche, rimettendo al centro la democrazia, a partire dai luoghi di lavoro è indispensabile un grande piano del lavoro, che cambi il Paese, ridia certezze alle giovani generazioni, ai cassaintegrati, alle donne. Un grande piano da finanziare attraverso una forte imposta sulle grandi ricchezze, che sarebbe, oltre che una fonte di finanziamento, anche un segnale di equità di cui c’è grande bisogno».

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