di M. To.
Si chiamano Serenella Arca, Rita Satolli e Petya Dimova. Per loro è un giorno di San Valentino che difficilmente dimenticheranno. Ma lo è anche per il segretario della Uil di Terni, Gino Venturi. Tutti e quattro, dalle 9 di questo giorno di festa, smetteranno di mangiare. Per protesta.
Le richieste Le socie-lavoratrici di Aidas – divise in più fazioni, ma accomunate dal fatto di non ricevere stipendi da oltre un anno – chiedono due cose, entrambe difficili da ottenere: i soldi che spettano loro – ma in cassa non ci sono – e una parola definitiva sul futuro della cooperativa nella quale lavorano addirittura da quando è stata fondata, il 19 dicembre del 1983. Più di trent’anni fa.
Lo sciopero La loro decisione, forte e piena di insidie, vuole essere, dicono «un segnale, che speriamo sia colto per quello che vuole essere: l’Aidas è stata ed è la nostra vita, oltre che il nostro lavoro e noi vogliamo solo che siano riconosciuti il nostro diritto a ricevere le spettanze che ci siamo guadagnate e che si faccia tutto il possibile per far continuare un’esperienza nella quale crediamo profondamente».
Le modalità Le tre socie-lavoratrici di Aidas e il segretario della Uil , dalle 9 di venerdì mattina non assumeranno altro che sostanze liquide – sali minerali, tè e caffè – e resteranno giorno e notte nella sede del sindacato, dove saranno sottoposti a controlli medici. A loro si uniranno, per giornate di digiuno a rotazione, altre colleghe di lavoro.
La Uil Gino Venturi, il segretario del sindacato, da parte sua spiega che «noi vogliamo sia fatta chiarezza su tutto, dal vecchio Cda a quello nuovo. Ma spetta ad altri farla e non spariamo giudizi perché non è il nostro ruolo. Abbiamo orrore di una cultura che condanna senza assicurare il diritto di difesa e abbiamo orrore di una cultura, che non ci appartiene, che fa della calunnia uno strumento di lotta politica o economica». Poi confessa: «Personalmente sono preoccupato per lo sciopero della fame perché non so se sarò in grado, come vorrei, di poterlo portare fino alla fine, ad oltranza. Ma è stata una scelta estrema a cui siamo stati costretti per cercare di difendere decine e decine di lavoratrici, per evitare che si ripetano altre stranezze su Aidas».
La precisazione Sul rapporto tra socie- lavoratrici e sindacati, Rita Satolli, una delle tre socie che rifiuteranno il cibo, tiene a precisare che «la mia decisione di dar vita allo sciopero della fame, e di condividere questa triste e difficile esperienza con le altre socie nella sede dalla Uil, non mette in discussione il mio rapporto con quello che continuo a considerare il mio sindacato, la Cgil». Lei, infatti, dice di «continuare a credere che il mio sindacato possa ottenere, per me, quello che ha ottenuto per altre socie-lavoratrici che, come me, erano state licenziate nel 2011 e che poi sono state riassunte». Rita, infatti, è l’unica ad essere rimasta senza lavoro.
Uno stipendio Nella giornata di giovedì, intanto, è arrivata la comunicazione che è stato predisposto il pagamento di uno stipendio arretrato: «Una buona notizia – è il commento di chi, di stipendi, ne avanza tredici – ma che non intacca la sostanza del problema che, se ancora non fosse chiaro, per noi non è dare la colpa ad uno o ad un’altra, ma la necessità di conoscere la verità su quello che è successo mentre noi ci spaccavamo la schiena a lavorare».
Le indagini E la verità, almeno questo è quanto trapela, potrebbe non essere poi così lontana: l’inchiesta avviata dalla procura della repubblica – e condotta dalla guardia di finanza – avrebbe fatto dei notevoli passi in avanti e la mole di documenti raccolti di grande interesse: «Il lavoro che gli inquirenti hanno fino ad ora svolto – racconta una fonte bene informata – sta chiarendo il quadro complessivo e presto si potrebbero avere i primi risultai concreti». Il che significa che, per qualcuno, potrebbero essere in arrivo dei guai seri.
