Per monsignor Vecchi una nuova croce

di Marco Torricelli

Una lettera, vera, di questi tempi è merce rara. Mica una mail: una busta – niente francobollo, infilata direttamente nella cassetta postale di casa – fogli a quadretti, di un quaderno grande; testo scritto a mano. Compresa l’intestazione: «Inizio di una relazione epistolare».

Dare una mano a Dio A scrivere è una sola mano, ma in fondo le firme sono sette: «Siamo un gruppo di parrocchiani di Campomicciolo – scrivono – e dopo la citazione fatta, il 7 settembre (‘Dio aiuta chi si aiuta’; ndr), ci siamo decisi a dare una mano a Dio». E rivelano di aver scelto questo metodo «visto che monsignor Vecchi non si lascia avvicinare e quindi l’unico modo che abbiamo è quello di farlo pubblicamente».

La lettera al vescovo «Sono anni – raccontano – che viviamo personalmente una situazione anomala nella nostra parrocchia, con il parroco don Roberto Bizzarri». E rivelano di aver spedito, «circa quattro mesi fa», una lettera all’amministratore apostolico della diocesi, monsignor Ernesto Vecchi, con informazioni «su tutto l’operato di questo sacerdote».

Sostituzione Qualcosa nel frattempo, in verità, già si è mosso, tanto che per don Roberto Bizzarri è già pronto un piccolo appartamento all’interno della curia: tra poco lascerà l’incarico di parroco (molto probabilmente a don Angelo D’Andrea, che attualmente ricopre lo stesso incarico a Narni e viene considerato molto bravo nel gestire difficili situazioni economiche). Nel tribunale ecclesiastico locale, invece, don Bizzarri sarebbe sostituito dall’ivoriano don Albin Kouhon. Ma i parrocchiani insistono: «Non ci basta sapere che lascerà la parrocchia. Vogliamo una parola chiara da parte del vescovo, perché nella sua condizione ci sono altri sacerdoti e siamo pronti a fare i nomi».

La pena I fedeli citano i testi sacri – ‘È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo’ (Matteo 18.7) – e spiegano: «Queste parole ci ricordano che c’è lo scandalo e c’è una pena da scontare». Ma, si domandano, «chi deve infliggere la pena? Il vescovo diocesano che, se non facesse nulla, rimanesse tranquillo e muto, sarebbe inammissibile. Non può, il vescovo, insabbiare una violazione da parte di sacerdoti della sua diocesi».

L’appello Tanto che, insistono, «noi chiediamo al vescovo Vecchi quello che dice il diritto canonico penale. Deve reagire al male, con una pena come privazione di un bene. Privazione che causa sofferenza». Insomma, i parrocchiani di Campomicciolo invitano «il vescovo diocesano ad ascoltare l’esortazione del gregge che Dio gli ha affidato, sentire l’importanza del diritto penale e conseguentemente il dovere (sottolineato più volte; ndr) di applicarlo in casi concreti. Questo è, in fondo, il motivo per cui il Papa lo ha inviato». Papa che, sperano, «forse un giorno ci riceverà».

La replica Dalla Curia viene fatto sapere che «il Vescovo Vecchi ha sempre ricevuto in udienza coloro che ne hanno fatto espressa richiesta tramite la sua segreteria; è quindi assolutamente infondata l’affermazione circa la sua inavvicinabilità. Quanto poi al rischio di ‘insabbiamento’ è sotto gli occhi di tutta l’opinione pubblica il vigore e la determinazione con cui il vescovo sta portando avanti il suo incarico volto alla risoluzione concreta dei problemi esistenti e nella massima trasparenza ed equilibrio, tanto da avere notevolmente aumentato la sua permanenza in diocesi per potere proseguire efficacemente nell’attività conoscitiva della comunità diocesana e delle situazioni createsi, al fine di fare la massima chiarezza e dare idonea soluzione ai problemi economici e pastorali».

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