di Massimo Colonna

Convergenza sulla necessità di uno studio aggiornato di tipo ambientale, nuova riunione della commissione a breve per preparare un documento condiviso da presentare poi in consiglio regionale. Questo in estrema sintesi il messaggio che esce dalla seduta di audizione della commissione regionale, che venerdì mattina si è ritrovata a Palazzo Bazzani a Terni, sede della Provincia, per fare il punto sul caso inceneritore.

La decisione Al tavolo non solo i consiglieri regionali della seconda commissione di Palazzo Donini, ma anche il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, i rappresentanti e alcuni tecnici di Arpa e Asl. La discussione, durata oltre due ore, è partita dalla necessità di uno studio approfondito ed aggiornato rispetto al contesto ambientale ternano, sempre nell’ambito del procedimento che in queste settimane sta interessando gli enti per la concessione dell’Aia per l’impianto Terni Biomassa.

I temi Sulla base di quanto annunciato nei giorni scorsi dall’assessore regionale all’Ambiente Fernanda Cecchini, la parti in causa hanno sostanzialmente ribadito la necessità di uno studio che possa mettere in evidenza la connessione tra presenza di inceneritori e ambiente. Una valutazione che dunque sarà presa come base per le successive valutazioni anche di rilascio di autorizzazioni. «Solo in questo modo – è stato sottolineato in molti interventi – si potrebbe dare una base solida alle istituzioni e alla politica per poter prendere decisioni utili alla salvaguardia del territorio».

I tempi Al termine della seduta, dopo i vari interventi, il presidente della commissione Eros Brega, consigliere del Partito democratico, ha annunciato la necessità di arrivare «ad una determinazione di questo percorso»: per questo lunedì si svolgerà un nuovo passaggio in commissione (era stata già convocata) per arrivare ad un documento condiviso in cui far emergere la necessità di uno studio aggiornato, da presentare poi il 28 in consiglio regionale.

Terni Biomassa Per quanto riguarda la procedura di autorizzazione in corso per l’ampliamento dell’impianto di Terni Biomassa, dalle audizioni è emerso che sono stati abbassati i limiti di emissioni di sostanze inquinanti al minimo di quanto consentito dalla legge, a partire dalle polveri le cui emissioni sono state abbassate da 10 a 2,5 nanogrammi per mc. Per quanto riguarda l’eventuale ordinanza di chiusura degli impianti, che potrebbe essere messa in campo dal Comune, il sindaco, sollecitato dagli interventi di alcuni consiglieri, ha spiegato che «non è possibile esprimersi per mancanza di dati aggiornati» e ha chiarito «che gli strumenti di legge a disposizione necessitano di percorsi precisi, con sostenibilità giuridica e correttezza nel percorso degli atti».

La posizione Arpa Per Arpa era presente Cristiana Simoncini, dirigente controllo. “Nel procedimento Aia Arpa fornisce il rapporto istruttorio per l’impianto: analisi degli impianti per valutarne l’appropriatezza tecnica e stabilirne i limiti emissivi. Per Terni Biomassa, per la prima volta ci siamo trovati a valutare un documento tecnico con un doppio profilo: ingegneristico e sanitario. Per quanto ci riguarda abbiamo abbassato tutti i limiti emissivi al minimo della forchetta consentita dalla normativa. Per proseguire sarebbe necessario che le simulazioni degli scenari futuri siano allineate al nuovo quadro emissivo ipotizzato».

La Asl 2 Per Asl 2 al tavolo il direttore generale Imolo Fiaschini: «Terni-Biomassa ha presentato un quadro emissivo, ma occorre fare un nuovo quadro epidemiologico relativo ai nuovi limiti fissati. È stato fatto un percorso autorizzativo conseguente alla normativa modificata. Non vedo quale altro quadro tecnico bisogna dare per decidere, comunque siamo a disposizione, nell’ambito delle procedure di legge. Noi diamo pareri tecnici e dopo si fanno i controlli, ma non ci si muove dalla normativa. Non abbiamo avuto ancora alcuna comunicazione dalla giunta, ma se arrivasse l’input per uno studio epidemiologico più ampio ne saremmo sicuramente contenti poiché lo sollecitiamo da tempo. Non sono sicuro che i tempi previsti consentano di impattare sulla procedura in corso. Lo studio che viene richiesto inoltre è talmente ampio che servirà un supporto a livello nazionale. A un organo tecnico non si può chiedere di esprimersi con si o un no all’inceneritore, ma solo se i parametri sono all’interno dei limiti stabiliti dalla legge».

Il sindaco Di Girolamo Il primo cittadino Di Girolamo ha spiegato che «al sindaco spetta la valutazione dell’impatto sulla salute della propria popolazione che possono determinare impianti di questo tipo». «Se si verifica il superamento di certi livelli di emissioni può anche essere disposta la temporanea chiusura. Nello specifico stiamo parlando della modifica di una autorizzazione già concessa. Arpa, sulla base del report stilato dalla Asl, ha richiesto un abbassamento dei limiti previsti per le emissioni. In assenza di uno studio epidemiologico sulla Conca ternana non si può procedere con altri atti, considerato anche che lo studio ‘Sentieri’ fa riferimento ad anni fa, in un periodo quando la situazione ambientale era molto diversa. Per approfondire le condizioni attuali ci sono due proposte: lo studio dell’Università di Perugia sull’incidenza dei fattori ambientali nell’incremento delle malattie neoplastiche, e quello della Usl che dovrebbe coinvolgere vari soggetti interessati. L’assenza di dati recenti viene sottolineata nella stessa domanda presentata da ‘Terni Biomassa’ e solo quando li avremo potremo intraprendere percorsi di miglioramento, con atti certi e giuridicamente validi, del carico ambientale sulla Conca. Con gli elementi attualmente disponibili non è possibile emettere alcuna ordinanza».

Le domande Diverse le richieste di chiarimento portate in aula dai diversi consiglieri politici. Andrea Liberati del M5S ha detto che «Terni ha perso il futuro». «E mentre si parla sempre più di un Industria 4.0 da noi si continua a parlare di incenerimento. Basta con questo teatrino infinito. Annuncio forme di disobbedienza civile se non ci sarà rispetto vero per la nostra comunità». Per Raffaele Nevi (Forza Italia) «è stato perso troppo tempo per dare vita ad uno studio epidemiologico più approfondito e più serio. Non c’è più tempo da perdere». Emanuele Fiorini della Lega Nord ha puntato il dito su «una situazione paradossale dove si assiste ad continuo rovesciamento delle responsabilità». Andrea Smacchi del Pd ha ribadito che «come Regione abbiamo sempre ribadito il no a nuovi inceneritori. Serve rispetto per la comunità e per il territorio e serve fare gioco di squadra». Claudio RICCI (Rp) ha detto che serve «una cabina di regia che possa lavorare su una situazione aggiornata rispetto ai dati attuali». Servono nuovi strumenti per misurare in maniera più precisa i nuovi parametri ambientali. Servono ovviamente risorse e professionalità ben definite”. In conclusione il presidente Brega ha rimarcato che «gli alibi sono ormai finiti per tutti. In questo territorio è suonata la campanella».

@tulhaidetto

 

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