di Francesca Torricelli
Hanno appeso i loro i camici lungo il ponte che permette l’accesso alla nuova sede della facoltà di medicina. Gli studenti della facoltà ternana, per quasi tutta la giornata di martedì hanno organizzato una protesta silenziosa contro «i continui tagli da parte delle istituzioni».
IL FLASH MOB: CAMICI VUOTI E SILENZIO
L’ingresso alla facoltà «Sono 64 mila gli studenti che oggi stanno provando a conquistarsi uno dei 10 mila posti in palio per l’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia», ci spiega Cristiana Petrignani, studentessa in medicina e presidente di ‘Liberamente’ associazione universitaria del Polo ternano. «Lo spirito di ognuno di loro, siamo certi, sarà quello della passione per la professione medica, insieme però all’idea di un futuro piuttosto sicuro». Si sa, l’immaginario collettivo «dipinge lo studente di Medicina già come un lavoratore con un posto assicurato. Un buon investimento sul proprio capitale umano, della durata di sei anni, più tre o cinque di formazione specialistica, che finirà per dare i propri frutti con un ottimo stipendio ed un inserimento garantito all’interno del sistema sanitario nazionale».
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Formazione imprescindibile Ed invece «dei 12 mila partecipanti al test d’ingresso alle specializzazioni mediche – ha aggiunto preoccupata la studentessa – solo 3.300 avranno diritto ad una borsa». Ha tenuto a ricordare, inoltre, che «la formazione specialistica è necessaria ed imprescindibile per lavorare all’interno del sistema sanitario nazionale. Nell’ultimo periodo ci siamo battuti a suon di manifestazioni, flash mob, proposte e contro-proposte, con l’unico obiettivo di aumentare le borse per la formazione medica specialistica. Perché è un nostro diritto e perché è un dovere delle istituzioni. Anni di studio, con fatica e dedizione, per arrivare dove?».
Sanità fantasma Vista la situazione gli studenti si trovano costretti «ad andare all’estero, cercando di fuggire da questo Stato che taglia il futuro alle nuove generazioni di medici, impedendo loro un accesso al sistema sanitario nazionale e di fatto costringendoli a cambiare Paese a discapito del sistema stesso». Si dicono pronti «ad andarcene, a lasciare tutto qui, a vendere la nostra preparazione all’estero dove in molti valorizzano le nostre conoscenze». Ma Cristiana Petrignani, facendosi portavoce di tutti gli studenti, fa un’ultima domanda: «Tra dieci anni, forse meno, gli ospedali saranno vuoti e la sanità pubblica sarà un fantasma, che fine farà il diritto alla salute?».
