Mercoledì mattina la giunta comunale di Terni, su proposta dell’assessore al Welfare Cristiano Ceccotti, ha approvato l’adesione al ‘Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione Pippi 10’ che riguarda interventi per bambini e famiglie in situazione di vulnerabilità nella zona sociale 10, secondo lo schema di convenzione tra la Regione Umbria, il Comune di Terni e il Comune di Orvieto. «La mia azione politica e amministrativa – dichiara l’assessore – ha voluto dare un segnale forte sul fronte degli interventi per le famiglie partendo dall’adesione al family network a sostegno della genitorialità».

Il progetto e le finalità «Il Programma Pippi invece – evidenzia la direzione del Welfare – persegue la finalità di innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie cosiddette negligenti al fine di ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine e si articola in quattro fasi interconnesse di recupero ed accompagnamento della durata di 18 mesi». Il progetto nasce a fine 2010 ed è il risultato di una collaborazione tra ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il laboratorio di ricerca e intervento in educazione familiare dell’università di Padova, le 10 città italiane (riservatarie del fondo della Legge 285/1997) e i servizi sociali, e di protezione e tutela minori nello specifico, come le cooperative del privato sociale, le scuole, le aziende che gestiscono i servizi sanitari degli enti locali coinvolti «ed è la prima volta – prosegue – che questo progetto riguarda la nostra zona sociale 10».

Realtà diverse per il bene comune «Sono stati già incrementati – dichiara la Direzione welfare – i servizi affido e adozioni che non si sono interrotti neanche durante il periodo di lockdown. Per quei ragazzi e quelle ragazze, i cosiddetti care leavers, che al compimento della maggiore età, vivono fuori dalla famiglia di origine sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria e sono collocati in comunità residenziali o in affido eterofamiliare, sono stati sistematizzati interventi che vanno dall’autonomia abitativa alla ricerca del lavoro o al sostegno scolastico attraverso un percorso di accompagnamento costante». Ma il nuovo progetto, nell’unione di più realtà e discipline, tenta di agire arginando il rischio di maltrattamento e allontanamento dei minori dal nucleo familiare: «Esso rappresenta dunque – sottolinea l’assessore Ceccotti –  il tentativo di creare un raccordo tra istituzioni diverse (ministero, università, enti locali) che condividono la stessa missione di promozione del bene comune, oltre che tra professioni e discipline degli ambiti del servizio sociale, della psicologia e delle scienze dell’educazione, che solo unitamente possono fronteggiare la sfida di ridurre il numero dei bambini allontanati dalle famiglie. Obiettivi importanti che vanno dalla capacità di ridurre il rischio di maltrattamento e il conseguente allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine fino all’aumento della sicurezza per i bambini stessi con un miglioramento evidente nella qualità del loro sviluppo. Mi interessa anche evidenziare – conclude l’assessore Ceccotti – che queste misure, finanziate da fondi ministeriali, offrono oltre ad un accompagnamento, anche una contribuzione economica e mirano a ridurre l’istituzionalizzazione, raggiungendo quindi obiettivi sociali ed anche economici per le casse comunali. Ringrazio tutti i soggetti coinvolti, a partire dai nostri uffici del Welfare, per il grande impegno profuso nel raggiungere questi obiettivi fondamentali a tutela delle famiglie più deboli».

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