di Marta Rosati
Le falde acquifere di Terni sono contaminate da tetracloroetilene con un significativo impatto sulla risorsa idrica destinata a uso pubblico accertata in due aree, Fontana di Polo e Polymer-Le Campore, dove l’inquinante è rispettivamente 7 e 9 volte superiore alla soglia di legge. Questo in sintesi è emerso a palazzo Bazzani dove Arpa ha illustrato i risultati dell’analisi condotta dall’aprile del 2013 al novembre del 2014, a seguito dei rilevamenti di alcune anomalie riscontrate nell’estate del 2010 nell’area del polo chimico ternano e limitrofe.
Tetracloroetilene Già allora era emersa la contaminazione delle acque da tetracloroetilene, una sostanza che si caratterizza per un ampio spettro di impiego industriale, che spazia dalla produzione al lavaggio periodico dei capi di abbigliamento (a secco), allo sgrassaggio delle parti metalliche utilizzate nell’impiego meccanico e nella carpenteria, alla produzione di impianti di refrigerazione e nella realizzazione di prodotti tipografici.
Sostanza inquinante Dai dati forniti da Arpa Umbria due sono le notizie principali: quella buona è che la concentrazione di questa sostanza è in un quadro generale inferiore alle aspettative dei tecnici, quella cattiva è che, proprio alla luce dei bassi livelli di contaminazione, non è possibile intervenire in termini di bonifica. Questo è stato spiegato dagli addetti ai lavori. Le caratteristiche principali del tetracloroetilene dal punto di vista ambientale sono la densità maggiore di quella dell’acqua, la sua scarsissima solubilità in acqua e la sua volatilità in ambiente subaereo. Tali caratteristiche ne fanno una sostanza estremamente pericolosa se immessa nell’ambiente in quanto tende a infiltrarsi in profondità nel sottosuolo fino ad accumularsi in corrispondenza di livelli a bassa permeabilità.
Arpa Umbria «Tale attività di monitoraggio – ha detto il direttore tecnico Marchetti – è tuttavia destinata a essere implementata nel corso dell’anno corrente in quanto risultano in corso di definizione le reti locali di valutazione per le contaminazioni rilevate nella Conca ternana. L’estensione complessiva dell’area indagata – ha proseguito – è di circa 24 chilometri quadrati e la rilevazione sistematica delle concentrazioni dei composti organoalogenati ha consentito di realizzare due obiettivi specifici: la delimitazione di aree critiche nelle quali si ha il superamento delle concentrazioni soglia e l’individuazione dell’area nella quale si ha il superamento del limite di concentrazione previsto dalla legge (decreto legislativo 31 del 2001) per le acque destinate al consumo umano e per il rischio di contaminazione di ortaggi e vegetali per uso alimentare». A detta dei tecnici Arpa, si ritiene fondamentale la predisposizione di una rete locale di valutazione, che abbia come obiettivo lo studio dell’evoluzione della contaminazione, sia in termini di magnitudo, sia in termini di ampiezza dei perimetri individuati.
Ambientalisti e M5s Nel corso della conferenza alcuni esponenti di associazioni ambientaliste, il pentastellato Andrea Liberati e qualche cittadino della Valnerina hanno chiesto delucidazioni in merito all’acquedotto Terria-Terni, di cui si è parlato anche nelle scorse settimane. «Lavorai agli studi di fattibilità del progetto negli anni ’80 – ha detto Marchetti -, le ricadute sulla portata del Nera – ha assicurato – sarebbero comunque di lieve entità perché l’opera attingerebbe alle così dette risorse regolatrici, cioè falde sotterranee; allo stato attuale la disponibilità di acqua è sufficiente – ha sottolineato il direttore tecnico di Arpa Umbria – ma è difficile prevedere contaminazioni future, soprattutto accidentali e di conseguenza stimare le necessità da qui a cinquant’anni».
