di F.T.
I comitati che si battono per l’abolizione della tassa Tevere-Nera ci avevano fatto la ‘bocca buona’, convinti come erano – e come sono – di poter ottenere la maggioranza nel nuovo consiglio di amministrazione del consorzio di bonifica. Forti delle loro liste e di numeri che già in passato li avevano premiati. Poi ci ha pensato la Regione a scombinare i piani, rinviando d’ufficio le elezioni previste per il 29 settembre. Loro, i membri del comitato, non si sono dati per vinti e hanno presentato un ricorso al Tar.
Strategie A inizio settembre la mossa, tanto furba quanto legale, era stata quella di presentare, a un quarto d’ora dalla scadenza dei termini, una lista formata dai sindaci di Orvieto, Otricoli, Attigliano e Bassano in Teverina: probabilmente tutt’altro che favorevoli alla tassa. L’unica lista in lizza per le due poltrone (su cinque) del cda riservate ai sindaci del territorio. Roba da ‘pieghe del regolamento’, ma che deve aver preso in netto contropiede gli ‘avversari’.
Il rinvio Per come si erano messe le cose, la vittoria degli abolizionisti sembrava a portata di mano. Poi, nel giro di qualche ora la Regione ha ribaltato il tavolo, imponendo con una delibera il rinvio delle elezioni e confermando per un altro anno i commissari in carica. Una scelta avallata dagli stessi commissari straordinari che hanno restituito le liste e revocato le delibere elettorali, di fatto cancellando le elezioni.
Il ricorso Tutto ciò – incluse le argomentazioni avanzate dalla giunta regionale per il dietrofront – viene giudicato dagli abolizionisti «privo di ogni fondamento e illegale, perché per interrompere le elezioni serve una legge regionale e qui siamo di fronte soltanto a un disegno di legge». Così è partito il ricorso al Tar presentato dai quattro sindaci della lista e da due candidati ‘no Tevere-Nera’. In attesa che il tribunale amministrativo decisa, dal comitato si dicono «convinti che si possa votare in tempi brevi e – soprattutto – alle stesse condizioni e con le stesse liste di settembre».
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L’esposto «Al ricorso – spiega Gino Venturi della Uil – si aggiungerà anche un esposto alla Corte dei Conti per lo spreco di risorse pubbliche connesso al rinvio delle elezioni». Nel mirino del comitato, che vede in campo anche gli esponenti del movimento 5 Stelle, ci sono finiti i costi ‘inutili’ – «migliaia di euro» afferma Venturi – legati al voto indetto e poi rinviato: affissioni, comunicazioni e spese per il personale. Dulcis in fundo, l’interrogazione parlamentare che i 5 Stelle potrebbero presentare già nei prossimi giorni sulla vicenda.
«Atto grave» Il giudizio di Gino Venturi e dei due candidati abolizionisti, Moreno Montori e Gabriele Vacata, è unanime: «Ritirare i procedimenti elettorali solo dopo la presentazione delle liste, solo perché le cose non stanno andando come previsto, è assolutamente grave. Un ente pubblico non può fare ciò che vuole e questo principio non deve passare».
