Sono ripresi i lavori nell’area archeologica di Carsulae con i ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e l’‎Unicam, Università di Camerino. Da lunedì 11 maggio, gli esperti stanno effettuando rilievi geofisici di precisione per analizzare i basamenti delle costruzioni e verificare la presenza di acquiferi e cavità del sottosuolo.

Rilievi «I rilievi –spiegano i ricercatori- sono assolutamente non invasivi e non distruttivi per le strutture presenti nel sito e hanno l’obiettivo di migliorare e approfondire le attuali conoscenze geologiche dell’area degli scavi. Nello specifico -fanno sapere- si tratta di rilievi di tomografia elettrica, che consentiranno di analizzare dettagliatamente il basamento di travertino su cui poggiano le strutture archeologiche e sul quale insiste un evidente fenomeno di dissoluzione carsica, dovuta all’azione distruttiva delle acque sotterranee».

Acque sotterranee Il fenomeno naturale di disgregazione sarebbe evidente e dimostrato, come  proseguono i ricercatori, «anche da alcuni livelli di travertino, campionati in profondità dai carotaggi delle settimane precedenti, grazie ai rilievi eseguiti da Pierluigi Pieruccini, sedimentologo dell’Università degli Studi di Siena, che stanno fornendo preziose indicazioni circa lo spessore e la consistenza degli strati di quel travertino litoide che fu utilizzato anticamente come roccia da costruzione. A questi strati di travertino -continuano- si intercalerebbero livelli molto diversi di sabbie nocciola, argille anche con livelli di torba, che denotano un ambiente molto diverso dall’attuale, probabilmente fatto di grandi pozze d’acqua dolce, anche in ambiente povero di ossigeno con suoli più o meno saturi d’acqua che si alternavano a piccole cascate».

I risultati I risultati dei rilievi geofisici dei prossimi giorni saranno utili anche per verificare la presenza di acquiferi più o meno profondi e la presenza di cavità sotterranee. «Cavità -sottolineano i ricercatori- che potrebbero aver causato crolli già al tempo dell’antica città e che soprattutto potrebbero causarne altri ai giorni nostri, mettendo a repentaglio la stabilità delle rovine di Carsulae».

Incontri con gli esperti Dal 22 al 24 maggio partirà anche la seconda tappa del progetto di ricerca ‘Approccio multidisciplinare al sito archeologico di Carsulae, ai fini della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, paesaggistico e ambientale’, con il patrocinio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria e del Comune di San Gemini, finanziato dalla Fondazione Carit. Nella tre giorni, esperti e ricercatori incontreranno le scuole e il pubblico presso il parco archeologico di Carsulae (in collaborazione con la Cooperativa ACTL e la Cooperativa ALIS), con la supervisione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e dell’Università di Camerino e con Federico Varazi, della direzione scientifica del Geolab. «Sarà un vero e proprio parco scientifico all’aperto -spiega Federico Varazi- dove si alterneranno stazioni didattiche per le scuole, con approfondimenti di geologia e archeologia, grazie alla collaborazione di vari ricercatori e attività di tipo applicativo, dalla perforazione di un pozzo geognostico al rilevamento tramite georadar».

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