di Francesca Torricelli

Due elementi, per cominciare: i dati che fino ad oggi abbiamo preso per buoni (e che hanno contribuito a far posizionare Terni al quattordicesimo posto, nella classifica compresa nel rapporto annuale di Legambiente) dobbiamo scordarceli. Il secondo è che, sull’inquinamento, gli effetti dell’ordinanza che impone il traffico a targhe alterne per due giorni a settimana, dice l’assessore regionale all’Ambiente, Silvano Rometti, «sono pari a zero».

Le centraline La presentazione, lunedì mattina, della nuova rete delle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria a Terni – saranno sei e tutte gestite direttamente dall’Arpa – ha permesso di fare il punto sulla situazione: «Tre saranno quelle operative in città – dice Rometti – e, oltre a quella de Le grazie, sono state adeguate a standard di misurazione più precisi quelle di ponte Carrara e di Borgo Rivo. Poi, con le stesse caratteristiche tecniche di ultima generazione, entreranno in funzione quelle di Narni Scalo, Orvieto Ciconia e Amelia. Per il progetto la Regione ha investito un milione e 200 mila euro». Altre quattro centraline (il totale scenderà, quindi, da tredici a dieci), annuncia il presidente della provincia, Feliciano Polli, «saranno dedicate alla rilevazione dei dati relativi alle emissioni delle aziende soggette ad Autorizzazione integrata ambientale, che contribuiranno al loro adeguamento e che saranno posizionate a Prisciano, Maratta, Narni Scalo e Nera Montoro». La rete è poi integrata dai laboratori mobili «che ci permetteranno di avere un quadro sempre aggiornato».

ECCO IL PIANO ANTINQUINAMENTO DELLA REGIONE

I dati Quello sull’attendibilità dei dati fino ad oggi rilevati è un tema delicato: «Delle centraline già operanti a Terni – spiega il direttore generale dell’Arpa, Svedo Piccioni – l’unica che era già dotata dei sistemi di rilevazione più moderni era quella de Le Grazie, mentre le altre, stante una tecnologia meno moderna, offrivano misurazioni meno attendibili». Tradotto significa che, fino ad oggi, sono stati presi per buoni valori più bassi, («anche del 20-30%», conferma un tecnico sottovoce) rispetto a quelli reali. Vale a dire che l’aria della ‘conca’, «anche per la sua stessa conformazione», dice Rometti, è molto meno respirabile di quanto si sia pensato fino ad oggi. E comunque: il 27% dei valori relativi al Pm10 sarebbe imputabile all’industria; il 25% al traffico; un altro 27% alle polveri che si sollevano dalle strade, anche a causa della insufficiente pulizia; il 16% da fonti diverse, compresi gli impianti di riscaldamento e il 5% da incenerimento di biomasse.

Le misure Importanti sono giudicati «gli investimenti fatti da Tk-Ast, oltre 18 milioni, per ridurre le emissioni – spiega Rometti – che se non hanno contribuito alla riduzione delle polveri in valori assoluti, hanno garantito un notevole miglioramento in relazione alla qualità delle emissioni, tagliando decisamente gli inquinanti più pericolosi per la salute». Quello che si deve fare, «e che farà parte del piano regionale (pubblicato da Umbria24, ndr) che la giunta regionale dovrà discutere – dice ancora l’assessore – è ridurre drasticamente il traffico, soprattutto quello pesante, che circola in città; favorire la sostituzione degli impianti di riscaldamento che prevedono l’utilizzo della legna; organizzare un efficiente servizio di pulizia e lavaggio delle strade; chiedere, sulla base dei dati che le centraline dedicate alla rilevazione dei dati delle zone industriali, che le aziende prendano le opportune misure di abbattimento».

L’informazione Presto i cittadini potranno essere informati «in tempo reale – promette Piccioni – sui valori rilevati dalle centraline di monitoraggio. Metteremo tutto online, ma abbiamo già avviato dei contatti con il comune, per il posizionamento di monitor, in città, sui quali diffondere le stesse informazioni». Tutto sarà più chiaro, insomma, rispetto ad oggi, visto che se è vero, come ha garantito un tecnico della Provincia di Terni, che «i dati che provengono dalla centralina di Prisciano, indicano un trend in calo, dell’inquinamento, dopo il picco del 2010», non è stato possibile sapere di più: di quale fosse il dato a cui si faceva riferimento e di quale fosse quello di oggi.

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