Il vescovo Giuseppe Piemontese

di Marco Torricelli

Era il 5 ottobre scorso e Umbria24, provocando anche reazioni scomposte, scriveva che alla diocesi di Terni ci sarebbero stati «meno lavoro e meno soldi per tutti». Il 2 dicembre una lettera, inviata ai dipendenti dalla direzione territoriale del lavoro, lo ha ufficialmente confermato.

La convocazione Per mercoledì prossimo, infatti, è stata convocata una riunione presso la ‘commissione di conciliazione’ per, si legge nella lettera, «variazione applicazione contratto, riduzione orario di lavoro, superminimi in essere da riassorbire con futuri aumenti contrattuali». Che, a occhio e croce – ovviamente con il dovuto rispetto – non sembra una bella notizia.

LA LETTERA INVIATA AI DIPENDENTI

I debiti La voragine di debiti nella quale è precipitata la diocesi durante – e prima – la reggenza dell’ex vescovo Vincenzo Paglia, aggravata da una gestione ‘approssimativa’, patisce ancora – e tutto lascia prevedere che la faccenda sia destinata a durare per un bel po’ – e, dopo la cassa integrazione, era scontato che si arrivasse ad una decisione del genere.

Tagli necessari Il concetto, infatti, è chiaro da tempo: la diocesi deve risparmiare – ci sono da restituire i 12 milioni ricevuti in prestito dallo Ior per tappare una parte del ‘buco’ provocato dalle gestioni passate: il prestito è decennale e senza interessi, ma c’è sempre da accantonare un milione e 200 mila euro all’anno – e a tagliare gli stipendi si fa prima che andare a cercare i soldi che sono spariti chissà dove e chissà nelle tasche di chi. Cioè, insomma, sull’identità di qualche proprietario, di quelle tasche, nel tempo ci si erano fatte pure delle idee. Ma tant’è.

L’INCHIESTA SULLA DIOCESI

Il personale Per i dipendenti della diocesi, insomma, a parte le benedizioni che il vescovo Piemontese di sicuro non farà mancare, il Natale ha portato, più che una strenna, una decisa ‘stretta’: al cuore, ma anche e soprattutto al portafogli.