di Marta Rosati
È l’esordio nell’aula consiliare di Palazzo Spada e Stefano Bandecchi fa la parte del galantuomo quando a fronte di un lungo dibattere sulla sua incompatibilità si dice disponibile a concedere tempo all’assise, per ulteriori approfondimenti; anzi chiede ‘ai suoi’ di votare casomai in tal senso. L’ipotesi di conflitti d’interesse tiene banco per ore, l’opposizione per larga parte cerca di mettere in guardia i novelli consiglieri comunali di Alternativa popolare sulle responsabilità del voto alla convalida degli eletti e promette verifiche sull’utilizzo dello stadio in chiusura di campagna elettorale. Ma dopo ore di «chiacchiere a vuoto», come sottolinea stizzito il sindaco, i numeri, come prevedibile, danno ragione al primo cittadino.
IL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE DELL’ERA BANDECCHI
Bandecchi sindaco di Terni Sul banco della giunta, all’indirizzo della segreteria generale Noemi Spagna Musso (attaccata pubblicamente dal sindaco poi raggiunta da attestati di stima e solidarietà da altri gruppi politici) arriva intanto la contro-relazione a quella aull’incompativilità. Il documento porta la firma del vicesindaco, avvocato Riccardo Corridore e, a domanda precisa di una pungente Cinzia Fabrizi (Fdi), la risposta è che di fatto non avrebbe alcun valore perché le controdeduzioni spettano al diretto interessato. In un clima di tensione, il legale rivendica le proprie deleghe in giunta e un irritato Bandecchi, che non riesce a stare fermo un attimo sulla sedia, dichiara di poter fare sue tutte le parole contenute in quello scritto.
Incompatibilità capitolo chiuso Finisce allora che il tempo se lo prende il capogruppo di Ap, Guido Verdecchia, che chiama a raccolta la maggioranza e torna in aula con una proposta al ‘presidente del consiglio solo per qualche ora’, il consigliere anziano Marco Celestino Cecconi: sospendere la seduta e convocarne una nuova in continuità nel giro di qualche giorno. L’ipotesi passa in sordina, seguono un paio di interventi e poi arriva la sponda decisiva per la quale Verdecchia non perde occasione per andare in buca. In un’abile mossa da ‘Alternativa bipolare’ in pochi istanti cambia idea. In particolare, alla riflessione di Francesco Maria Ferranti (Fi) che sottolinea come alla luce di dimissioni e fogli prodotti dal sindaco, la segretaria generale non voglia aggiornare l’aula sul nuovo quadro di incompatibilità eventualmente ancora in essere, il capogruppo di Ap dice: «Per quanto ci riguarda, possiamo andare al voto». La proposta precedente insomma una ‘cortesia per gli ospiti’ che la minoranza non raccoglie e così Bandecchi, col favore dei numeri in aula può andare dritto al giuramento, purché qualcuno gli porti la giacca e lo aiuti a indossare la fascia tricolore.
Manovre politiche sospette Ma Bandecchi vince anche dopo. L’elezione del presidente del consiglio comunale e quella dei numeri uno delle commissioni, sono gli unici passaggi da potenziali franchi tiratori. Ma non solo il successo dei consiglieri indicati per tali ruoli si registra ogni volta al primo colpo, c’è da dire pure che oltre alla compattezza monolitica di Ap, a Sara Francescangeli ‘avanzano’ due voti. Tanto basta a far saltare ‘l’accordo della pausa pranzo’ tra centrodestra e centrosinistra: la minoranza si spacca sull’indicazione di voto per la presidenza di Quarta commissione e il Pd fa schiantare Josè Maria Kenny (un’altra volta) contro l’ampio consenso ricevuto da Francesco Maria Ferranti, che sembra già più che vicino di banco dei Bandecchiani. Capolavoro politico del sindaco, pur con modi di fare che lasciano sempre a desiderare. E la Fabrizi non ha certo problemi a ‘salire in cattedra’: «La ascoltano pure i giovani signor sindaco. Moderi il linguaggio e porti rispetto a questo consesso».
