La biciclettata davanti all'inceneritore

di Francesca Mancosu

«Non abbassare la guardia». È questo il messaggio della ‘biciclettata’ promossa sabato pomeriggio dal comitato No inceneritori – partenza dal Comune e arrivo a Maratta – e che ha visto la partecipazione di oltre 100 persone. Un’iniziativa che giunge a seguito del deposito della diffida al Comune alla prosecuzione sia dell’iter autorizzativo sia dei lavori.

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Il Comune La vicenda, peraltro, aveva fatto registrare, nei giorni scorsi, una decisa presa di posizione da parte del Comune di Terni, giunta a pochi giorni dalla scadenza del termine per l’entrata in esercizio dell’impianto ex Printer di Tozzi-TerniBiomassa (fissato per il 18 maggio; ndr), e ha avuto come primo effetto la perdita degli incentivi da parte della holding.

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Garanzie da chi? «La battaglia di No inceneritori, con la nostra biciclettata ha toccato un altro passaggio fondamentale cioè tutta la vertenza creatasi attorno alla futura e possibile riaccensione dell’ex inceneritore Printer di Maratta, oggi di proprietà della Tozzi Biomassa di Ravenna. Questa società è venuta a Terni con la garanzia di poter fare entrare in funzione l’impianto senza alcun problema. Tant’è che ha depositato a un mese dalla possibile entrata in esercizio la comunicazione in comune per la procedura abilitativa semplificata per ottenere gli incentivi».

Gli interrogativi Ora, insiste Neri, «com’è pensabile che una holding internazionale di questo calibro arrivi in una città e chieda un’autorizzazione che sa di non poter avere, perché la normativa è cambiata e impianti di questo tipo e di questa grandezza devo necessariamente chiedere l’apertura di una conferenza dei servizi per un’autorizzazione integrata ambientale. Non possono pensare che in virtù di un’autorizzazione concessa dieci anni dal Comune possano continuare ad avere l’amministrazione come referente. Se lo hanno fatto, evidentemente, è stato perché qualcuno gli ha garantito che era fattibile».

Fare chiarezza «Per noi, a questo punto vale un ragionamento: non è pensabile che Terni torni ad essere una città prima dei tre, ora dei due inceneritori. Non è pensabile che una città che è già sovraccarica di emissioni inquinanti di tipo industriale, e non solo, possa continuare a subire ulteriormente un attacco alla propria salute. Perché ad oggi, malgrado l’osservatorio provinciale e le classifiche di Legambiente non sappiamo quale sia stato l’effetto delle esposizioni al polo di incenerimento di Maratta dei quartieri che si trovano sottovento e che sono indicati dall’Arpa come le aree a massima ricaduta: Borgo Rivo, Campitello, Villa Palma e tutta la zona prospicente l’inceneritore. Perciò, riteniamo assurdo il negare un evidenza: e cioè che gli inceneritori sono impianti fortemente inquinanti, dal forte impatto ambientale e sulla salute, e che fino a quando non verrà ricostruita la vera storia sanitaria ed epidemiologica di questi impianti non crederemo nemmeno ad una virgola di quello che viene prodotto anche da organismi di carattere scientifico che però hanno il brutto vizio di far utilizzare alla politica i propri pronunciamenti».

 Le prossime iniziative «Il prossimo appuntamento – ricorda Neri – è il 14 giugno sotto la Regione, insieme a tutti i comitati cittadini che si occupano di rifiuti – noi, la discarica di Borgo Giglione, i cementifici di Spoleto e Gubbio – perché il Css passera all’interno del Piano regionale grazie ad una delibera presentata da due esponenti del Pd, che è stata votata da tutti i partiti di centrodestra e centrosinistra, ad eccezione di un paio. Vogliamo costruire una mobilitazione regionale per impedire questo tipo di passaggio e chiedere un nuovo piano ovviamente senza inceneritori, con la progressiva chiusura delle discariche, il compostaggio dell’umido aereobico, la differenziata porta a porta, riciclo e riuso».

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