di Marta Rosati
Colpo di teatro per il Verdi, è proprio il caso di dirlo perché dopo un primo confronto risalente allo scorso aprile, il piano di recupero proposto dall’esecutivo di Palazzo Spada è tornato in commissione, salvo poi essere rinviato alla giunta stessa come un boomerang. L’assessore Francesco Andreani: «Cadesse il governo della città, portiamo in consiglio comunale questo piano anche col parere contrario della commissione». Il dem Renato Bartolini propone di rispedire l’atto al mittente e i colleghi consiglieri approvano; tra gli aventi diritto al voto, contrario solo Piccinini mentre il presidente Faliero Chiappini si astiene. Andreani fa il gesto di andarsene ed esclama: «Bisogna decidere, la città aspetta».
Commissione ‘inciampa’ su nuovi volumi Torna in discussione il teatro Verdi e sul tavolo c’è il piano di recupero elaborato dalla giunta «con la definizione – spiega l’assessore all’urbanistica Francesco Andreani – dei volumi che consentono la prosecuzione del progetto. Per permettere una ristrutturazione del teatro in chiave Poletti che resta una delle potenziali soluzioni in campo – prosegue – è necessario un ampliamento dei volumi in altezza e nelle superfici di servizio alla torre scenica». Queste le esigenze che già avevano destato qualche perplessità tra i commissari in sede di sopralluogo nella parte posteriore dell’edificio: «Per via dell’Ospedale – ha detto Andreani – c’è la disponibilità a modificare il piano in modo che restino almeno 10 metri di distanza dalle pareti finestrate dei palazzi di fronte». Di fatto però la formale proposta di emendamento non c’è e la commissione lo fa pesare.
Il caso del Rup Nel frattempo ad appalto già assegnato alla ditta Giovannini, come anticipato da Umbria24, è cambiato il responsabile unico del procedimento. Il rup dei lavori appaltati e presumibilmente prossimi all’avvio non è più l’architetto Monica Finotto ma il suo collega Mauro Cinti. Il consigliere di I love Terni Enrico Melasecche ha chiesto spiegazioni in merito e da parte dell’assessore la risposta è stata: «L’amministrazione ha piena stima di entrambi i funzionari, non è una scelta di indirizzo politico ma di totale autonomia del dirigente tantomeno credo ci siano particolari questioni dietro».
La partecipazione dei cittadini A innescare la miccia poi è l’esponente Fd’I-An Marco Cecconi: «La città è alla ricerca di una soluzione per il Verdi, l’avvio del primo cantiere è un passo in avanti ma le nuove volumetrie potrebbero scatenare contenziosi a catena e non possiamo permetterci in futuro un blocco dei lavori. Forse, sarebbe il caso di coinvolgere i cittadini che vivono nei palazzi ‘interessati’ per formalizzare un accordo preventivo». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente Faliero Chiappini (Città aperta) e il commissario Franco Todini (Il Cammello). «Trovare nuovi spazi per il teatro – ha replicato Andreani – è una questione urbana e collettiva, riguarda tutta la città, non possiamo farci dire dai cittadini cosa possiamo fare come spesso vorrebbe il presidente Faliero Chiappini, l’importante è muoversi nel rispetto delle regole perché talvolta si incontrano persone che hanno la sola intenzione di ‘far saltare i tavoli’».
Lo spettro dei contenziosi «Stiamo bene attenti – ammonisce Melasecche – perché in passato il Comune di Terni di schiaffoni dal Tar per mancato rispetto delle leggi in materia di urbanistica ed edilizia». A difesa dell’assessore spende parole invece il consigliere del Pd Sandro Piccinini: «Il recupero del Verdi può ridare speranza, condivido l’impostazione di Andreani, c’è bisogno di scegliere e in fretta». «Ok alla partecipazione – suggerisce Silvano Ricci di Sinistra per Terni – ma con gli utilizzatori del teatro». Un po’ fuori dalle righe, ma apprezzato anche dall’opposizione il democratico Bartolini: «A me pare surreale già solo il fatto che si intervenga su questa parte del teatro senza avere visione e risorse per il recupero complessivo del teatro. Qui rischiamo di ristrutturare un pezzo e di doverci rimettere le mani tra molti anni quando le parti sistemate avranno già subito deterioramenti». Sul finire della seduta la commissione decide di rinviare la delibera in giunta e l’assessore non gradisce affatto.
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