Consiglio comunale (foto archivio Rosati)

di M.R.

Ventisei emendamenti presentati per apportare modifiche alla delibera di giunta sull’assestamento di bilancio (23 del M5s, uno a firma Michele Pennoni del Pd e due di Enrico Melasecche di I love Terni). Per dare tempo alla dirigente preposta di esprimere il parere tecnico e all’intero consiglio di valutare le Carte, i capigruppo hanno concordato di rinviare il voto a lunedì, ultimo giorno utile per approvare l’atto contabile. Per la rinegoziazione dei mutui invece mancava solo il voto e quello è arrivato nella seduta di martedì pomeriggio. Diciannove membri dell’assemblea sui trentuno presenti, hanno detto sì alla rinegoziazione dei prestiti.

Numeri Come anticipato nei giorni scorsi, la ricontrattazione con la Cassa depositi e prestiti riguarda 241 mutui accesi dall’ente e comporta una riduzione dell’interesse annuo (-0,4%), ma un notevole allungamento dei tempi di estinzione (in media +10,5 anni), cresce inoltre l’interesse a scadenza  (+12 milioni nel 2040). L’assessore Piacenti, alla presentazione della delibera e in sede di replica è tornato a ripetere che «una simile manovra non sarebbe stata ammessa se non fosse stata conveniente per l’ente. Le economie prodotte nel 2015  – ha specificato – (1.321.000 euro ndr) non vanno a incrementare spesa corrente ma a diminuire debito». Tanto basta, evidentemente, a giustificare il fatto che l’incremento dell’interesse a scadenza (2040) è di 12 milioni di euro.

Opinioni Per l’opposizione non è affatto così: pensiero unanime anche se esposto con toni diversi da parte della minoranza in consiglio comunale. Thomas De Luca del M5s, tutta questa convenienza non la vede affatto e al termine della sua analisi conclude senza mezzi termini: «La rinegoziazione è irragionevolmente onerosa». Il collega di gruppo Federico Pasculli si lascia invece ispirare dalla tre giorni in programma al Palasì, per dirla con una battuta: «L’amministrazione con questa manovra non fa che attuare quella che negli scacchi ci chiama ‘arrocco’; mossa per la quale i pedoni, in questo caso i membri di giunta, si mettono a copertura del re, il sindaco. Una strategia – ha chiosato – per allungare una partita in realtà già persa. «Di certo non si va a disegnare la città del futuro – ha detto Francesco Maria Ferranti di Fi -, si allunga semplicemente il minestrone del debito».

Maggioranza A difesa della rinegoziazione, il capogruppo Pd Andrea Cavicchioli: «Che ci siano problemi nella finanza locale – ha premesso – è innegabile, ma per esempio non abbiamo toccato l’imposizione fiscale, quindi agiamo in un contesto virtuoso. Il Comune di Terni – ha aggiunto – ha un contenzioso in corso, dobbiamo auspicare che si risolva a nostro favore». Non serve che specifichi, è già chiaro: si tratta del caso Telecom, lo stesso che ha condizionato il parere espresso dai Revisori dei conti, nello specifico il riferimento è a quei 5 milioni e mezzo di euro che il Comune ha messo in bilancio e su cui però l’azienda di telefonia ha presentato ricorso alla Commissione tributaria. Prossimo ‘round’ sull’assestamento di bilancio, con le già emerse crepe del caso.

Twitter @martarosati28

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