di Francesca Torricelli

Venerdì mattina l’Arpa Umbria ha organizzato un convegno dal titolo ‘Laghi ed energia’, con lo scopo di richiamare l’attenzione sui casi di sfruttamento dei laghi a fini energetici. Nel corso della mattinata si sono susseguiti una serie di interventi come ‘L’aspetto geografico e i laghi marchigiani’ , ‘Il lago del Salto e il lago del Turano’, fino ‘Il lago di Campotosto’, di ‘Corbara’ e il ‘Trasimeno’. Al convegno è intervenuto anche l’architetto Miro Virili su: ‘Il lago di Piediluco e la Cascata delle Marmore’.

Sfruttamento a fini energetici Adriano Rossi, direttore del Dipartimento provinciale di Terni di Arpa Umbria, ha aperto il convengo spiegando che, com’è noto, «le prime civiltà sono sorte lungo corsi d’acqua che sono stati capaci di assicurare lo sviluppo dell’agricoltura e poi delle prime manifatture, grazie sfruttamento di quelle acque per la produzione di forza motrice». Studi e progetti sempre più grandi «hanno portato gli utilizzatori dell’energia di quelle acque sempre più lontano dai corsi dei fiumi, grazie alla possibilità di trasportare a distanza l’elettricità. Sebbene storicamente i laghi abbiano richiamato l’attenzione per la necessità di bonificare i terreni contermini o per l’utilizzo irriguo delle loro acque, il convegno vuole richiamare l’attenzione sui non rari casi di loro sfruttamento a fini energetici».

LE PAROLE DELL’ARCHITETTO MIRO VIRILI

Il territorio Il lago di Piediluco, spiega all’inizio del suo intervento l’architetto Virili, «può essere considerato il più grande bacino lacustre naturale della regione dopo il lago Trasimeno e rappresenta, insieme ad altri piccoli specchi d’acqua situati in provincia di Rieti, uno dei resti dell’antico Lacus Velinus. L’emissario, cioè il fiume Velino, è deviato verso Marmore dove si getta nel fiume Nera formando la Cascata delle Marmore». Le trasformazioni del paesaggio indotte dalle acque sono dovute, «oltre che alla loro azione meccanica, che comporta il modellamento del territorio, alle opere di regimazione costruite dall’uomo nel corso del tempo. Il lago di Pidiluco e la Cascata delle Marmore, dopo circa 2000 anni di trasformazioni, costituiscono un importante patrimonio per la città di Terni».

La storia Le trasformazioni nel corso degli anni «hanno visto il lago sfruttato da un punto di vista produttivo, sia a servizio dell’agricoltura che a servizio energetico per alimentare i mulini ed altre manifatture», aggiunge Virili. Le prime testimonianze «risalgono all’epoca romana fino ad arrivare, poi, ai tempi recenti quando è stata, invece, utilizzata come sistema a servizio delle industrie e a servizio della produzione di energia elettrica». Tra il 1873, data di inizio dei lavori di costruzione del canale Nerino, e la fine del secolo, «Terni vive la trasformazione che la porterà a divenire una città industriale. In questo lasso di tempo vengono costruite e iniziano la loro attività, la Fabbrica d’Armi e l’Acciaieria».

I canali industriali La possibilità di utilizzare le acque del Nera e del Velino direttamente nei cicli produttivi e per produrre energia in grado di azionare le macchine degli stabilimenti, «ha provocato la trasformazione del territorio – dice ancora l’architetto nel suo intervento – dove alle forme di utilizzo preesistenti si sono aggiunti i canali industriali, in una fitta rete di paratoie, prese, gallerie, bacini di carico, condotte forzate e opere di restituzione delle acque.

Le centrali idroelettriche Con il Novecento si apre una nuova fase, aggiunge, «inizia la battaglia per il controllo dei bacini idrografici del Nera e del Velino, contemporaneamente alla diffusione delle tecnologie di produzione e trasmissione a distanza dell’energia elettrica. È l’epoca delle centrali idroelettriche: da quella di Cervara, alla Velino-Pennarossa di Papigno, a quella di Galletto. Se nel 1962, con la costituzione dell’Enel, viene meno lo strapotere della Società Terni, permangono però le motivazioni che hanno spinto industriali e amministratori a sfruttare con ogni tecnologia possibile l’acqua per produrre energia».

Beni paesaggistici La Cascata delle Marmore e il lago di Piediluco sono «una grande opera di architettura idraulica, un prodotto culturale», conclude Virili. «Entrambi sono tutelati come elementi naturali, beni paesaggistici, ma non sono riconosciuti come beni culturali. Per avere qualche possibilità nella candidatura come bene Unesco andrebbe capito il valore della risorsa, non solo come sfruttamento energetico, ma anche come bene culturale, naturale e paesaggistico».

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