Aidas, lo sciopero va avanti

di Marco Torricelli

Vanno avanti. Sono al quattordicesimo giorno di sciopero; Serenella Arca, Petya Dimova, Rita Satolli e Gino venturi; ma non hanno intenzione di smettere: «Le cose dette dal presidente di Actl, per noi, non hanno alcun valore».

Le socie dimissionarie L’annuncio dato mercoledì da Sandro Corsi, il presidente di Actl, che aveva anticipato «l’uscita da Aidas dei soci che, contemporaneamente, lo sono anche di Actl», non basta ai quattro: «Vogliamo una comunicazione formale da parte del commissario Silvia Volpini», replicano. E confermano: «Lo sciopero della fame va avanti».

«A pranzo fuori» Tanto, scherza Gino Venturi, «oggi siamo anche andati a pranzo fuori». Prego? «Sì, niente ‘panino con la coppa’, come ci ha consigliato Corsi – dice il segretario della Uil – ma siamo usciti, tutti insieme, per bere, invece di farlo qui, un cappuccino al bar. Ma forse non è stata una grande idea, visto che le poche decine di metri, al ritorno, ci sono sembrate davvero lunghe».

Benvenuto Nella sede della Uil, dove i quattro stanno dando vita ad una forma di protesta che, ormai, è diventato anche autentico motivo di apprensione per parecchia gente, le manifestazioni di solidarietà si susseguono: è arrivato anche l’ex segretario del Psi e della stessa Uil, Giorgio Benvenuto. Che ha garantito il proprio interessamento.

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Il racconto A Benvenuto, che peraltro ha mostrato di essere molto ben informato sulla vicenda, sono state spiegate le motivazioni che hanno determinato la drammatica decisione di astenersi dall’assumere cibo: «A noi non interessa difendere o accusare nessuna delle persone che hanno gestito l’Aidas – hanno spiegato – ma vogliamo solo che si ripristini la legalità e che ci vengano pagati, almeno in parte, gli stipendi arretrati».

IL RACCONTO DELLO SCIOPERO: IL VIDEO

Sel Sulla vicenda Aidas interviene anche il coordinatore ternano di Sel, Luciano Zara: «Si aggiungono quotidianamente – dice Zara – nuovi sviluppi, ma rimane il dato di fondo di una gravissima esposizione debitoria. Ci auguriamo che si faccia al più presto piena luce sulle responsabilità che hanno condotto a questo disastro. Ora però sono due, a nostro avviso, gli aspetti più importanti da garantire: la possibilità che i lavoratori e gli altri creditori, ottengano il pagamento delle loro spettanze; la salvaguardia delle professionalità che rappresentano un patrimonio dell’intera città, indispensabile in un futuro in cui i servizi alla persona , soprattutto alle fasce più deboli, diventano sempre più necessari».

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