Perugia nella morsa del grande caldo (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

È Perugia il capoluogo di regione in cui si registra l’aumento più elevato delle temperature medie rispetto al valore climatico 1971-2000, che rappresenta il periodo di riferimento per il calcolo delle medie climatiche. Il dato emerge dal report sui cambiamenti climatici nei capoluoghi di regione pubblicato lunedì da Istat. Secondo il dossier nel 2020 l’aumento è stato di 2,1 gradi rispetto al periodo di riferimento, con una temperatura media di 15,2 gradi e un aumento di ulteriori 0,3 gradi sul valore medio degli anni 2006-2015.

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I numeri Perugia si colloca quindi al vertice della classifica nazionale, sebbene il dato medio dei capoluoghi sia più elevato (15,8 gradi). «Dal 1971 – ricorda Istat – la temperatura media annua mostra un trend crescente per i capoluoghi di regione, con i valori più alti nel decennio 2011-2020. In particolare dal 2014, la temperatura media ha raggiunto i +16°C, segnale di un riscaldamento in atto nei sistemi urbani». Perugia è poi al vertice anche se si guarda all’aumento dei giorni estivi, quelli cioè con una massima superiore ai 25 gradi: se nel periodo 1971-2020 erano in tutto 78, nel 2020 nel capoluogo umbro sono stati 35 in più (davanti c’è solo Aosta con 41 mentre la media nazionale è di 15); un dato che sale a +39 se si considerano solo gli anni 2006-2015.

Notti tropicali e pioggia E se si analizzano cosiddette notti tropicali, quelle in cui la colonnina di mercurio non scende sotto i 20 gradi, a Perugia sono 13 in più, in pratica il doppio rispetto al periodo 1971-2020. Un dato comunque lontano rispetto ai numeri di Napoli (+53), Milano (+34), Catanzaro (+33) e Palermo (+27). E come testimonia il lungo periodo di siccità che sta interessando l’Umbria, in aumento sono anche i giorni senza pioggia: +7 rispetto al cinquantennio oggetto dell’indagine (in media 281) e +11 rispetto al valore medio 2006-2015. Il 2020 è stato poi uno degli anni in cui, se si guarda al decennio 2010-2020, nel capoluogo è caduta meno pioggia: 930 millimetri, con dati peggiori solo nel 2011 (543), 2015 (537), 2017 (557) e 2018 (826).

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La pioggia Su questo fronte Perugia è in controtendenza rispetto agli altri capoluoghi: nel 2020 sono caduti infatti 146 millimetri di pioggia in più rispetto al periodo 1971-2020 e 83 rispetto al decennio 2006-2015; per quasi tutti gli altri capoluoghi, invece, il dato è negativo. Questi numeri possono essere letti con quelli, diffusi alcuni giorni fa sempre da Istat in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, che raccontano come si sia intensificata la frequenza di eventi estremi. Secondo i dati 2020, a Perugia i giorni in cui sono caduti più di 10 millimetri di pioggia sono tre in più rispetto al cinquantennio precedente e cinque quelli in cui ne sono caduti più di 20. Questo scenario si traduce in un aumento dell’intensità di pioggia giornaliera, ovvero il rapporto tra il totale annuale delle precipitazioni diviso per il numero di giorni piovosi: tre millimetri in più fra il 1971 e il 2020.

Gravi conseguenze Un quadro che testimonia ancora una volta come il cambiamento climatico sia una delle sfide più urgenti e complesse da affrontare. «Aumenti della temperatura dell’aria, variabilità di fenomeni meteorologici e intensificarsi di eventi estremi – ricorda Istat – possono infatti determinare gravi conseguenze sulle città, caratterizzate da concentrazione demografica, alta densità di infrastrutture, attività economiche e patrimonio artistico».

La proposta Sul tema del contrasto ai cambiamenti climatici il capogruppo del M5S in consiglio regionale, Thomas De Luca, ha presentato una proposta di legge che sarà discussa nel corso della prossima seduta dell’assemblea. De Luca spiega che si tratta di «un provvedimento con il quale la Regione dovrebbe dichiarare ufficialmente lo stato di emergenza climatica sviluppando un piano di adattamento che tenga conto dell’aumento delle temperature medie e dei fenomeni che ne conseguono. Tematiche che meritano la massima priorità. La legge prevede l’istituzione di un comitato tecnico-scientifico per valutare i possibili scenari e sviluppare strategie che riguardino molti settori, dall’agricoltura all’urbanistica fino a turismo e sviluppo economico.

 

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