Una conduttura idrica

di Daniele Bovi

A Terni quasi la metà dell’acqua immessa nella rete idrica va persa, mentre a Perugia la percentuale si ferma al 35,7 per cento. Sono questi due dei dati essenziali del report di Istat pubblicato in occasione della 35esima Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu nel 1992. Stando ai dati del 2020, nella rete del capoluogo di regione sono stati messi 17,5 milioni di metri cubi, pari a circa 292 litri per abitante al giorno; a Terni si parla invece di 12,7 milioni di metri cubi (320 per abitante).

UMBRA ACQUE: «NOSTRE SORGENTI AL 50%»

Le perdite Ma se Perugia si colloca sotto la media nazionale (36,2 per cento) per quanto riguarda la dispersione idrica, nella città dell’acciaio il quadro è decisamente più difficile. Perugia è nella fascia di dispersione tra i 15 e i 24 metri cubi al giorno per km di rete, mentre Terni in quella dai 40 ai 59. Guardando ai capoluoghi di Regione, in termini percentuali davanti a Perugia ci sono città come Milano (dove le perdite sono ben al di sotto del 20 per cento), Trento, Torino, Napoli, Bologna, Ancona, Genova, Bolzano e Roma. In occasione di un convegno organizzato martedì da Umbra acque, l’ad Tiziana Buonfiglio ha assicurato che «c’è l’impegno costante sulla riduzione delle perdite in rete che a Perugia, ad esempio, sono scese sotto al 39 per cento, uno dei dati migliori tra i capoluoghi di regione italiani».

I numeri Nel complesso il servizio viene promosso da parte degli utenti: secondo i dati riferiti al 2021, il 15 per cento delle famiglie umbre si dice molto soddisfatta, mentre il 71 per cento abbastanza; percentuali tutto sommato simili a quelle della media. Soddisfazione che si registra poi per singole questioni come la pressione, l’odore, il sapore, la limpidezza dell’acqua erogata e così via; per una famiglia su tre, invece, la bolletta è poco comprensibile. Pochissime – meno del quattro per cento – le famiglie che nel 2021 hanno segnalato irregolarità nell’erogazione, mentre la media italiana è di quasi una su dieci. Una su tre, però, non si fida di bere l’acqua che esce dal rubinetto di casa.

Il report Inquinamento di fiumi, mari e laghi viene visto da quasi il 40 per cento degli umbri come uno dei cinque problemi ambientali più preoccupanti; percentuale che sale a quasi il 66 per cento per quanto riguarda effetto serra e cambiamenti climatici. Dall’analisi dell’Istat l’Umbria si conferma poi una delle regioni italiane dove si estrae più acqua minerale (e lo stesso vale per il rapporto tra volumi estratti e superficie territoriale): davanti ci sono solo Lombardia, Piemonte, Veneto e Campania. In tutto si parla di quasi 1,3 milioni di metri cubi nel 2019, con un aumento del 5,5 per cento rispetto al 2015, lontano dalla media italiana (+17,6 per cento) e in linea con il resto del Centro Italia, dove c’è stata una flessione.

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