di Stefano Lucidi*
È in discussione in queste ore al Senato la cosiddetta Legge Europea alla quale è stato presentato un emendamento che se approvato potrebbe cambiare, e non poco, il mondo dei tartufi. Ma il cambiamento che avremo nel regime fiscale non è frutto di una scelta politica chiara e precisa ma serve solo a tamponare una richiesta europea di adeguamento che ci avverte della pre-infrazione.
Tartufi tassati al 10% Purtroppo sia il governo Renzi che la Regione Umbria hanno fatto poca informazione su questo punto è invece di discutere le leggi che si trovano arenate in Parlamento hanno preferito introdurre un emendamento alla Legge Europea. I punti importanti delle novità che stanno per essere introdotte sono che il tartufo non sarà più considerato come bene di lusso ma equiparato parzialmente a un prodotto agricolo, non sarà possibile infatti adottare l’aliquota minima prevista del 4% come chiesto da molti operatori ma si passerà dal 22% al 10%; e che i raccoglitori occasionali usciranno dall’anonimato e dovranno tracciare sia fiscalmente che commercialmente la filiera di distribuzione dei tartufi, verrà posto fine dunque al sistema dell’auto fatturazione.
«Si corre ai ripari dopo i richiami dell’Europa» Tutto nasce dal fatto che a livello Europeo vi era una effettiva distorsione del mercato a danno di quello italiano tanto da arrivare ad aprire una procedura di pre-contezioso che precede quella d’infrazione il caso (EU Pilot 8123/15/TACS). Questa differenza di aliquota espone l’Italia a una “concorrenza sleale” degli altri paesi europei, in modo particolare dell’Europa dell’Est. Non considerare il tartufo un prodotto agricolo inoltre, sebbene spontaneo, non permette ai produttori (in Italia otto specie di tartufi sono coltivabili ad esclusione di quello bianco) di accedere ai fondi europei per agevolazioni, per esempio sul rimboschimento. Inoltre non essendo considerato prodotto agricolo il tartufo non è assoggettato ai criteri di tracciabilità diminuendo le tutele per il consumatore e aumentando la possibilità di frodi. Il Movimento 5 Stelle avrebbe preferito che si fosse percorsa la strada parlamentare in modo da continuare ad ascoltare gli operatori del settore in modo da poter legiferare su basi concrete anziché correre ai ripari dopo i richiami dell’Europa.
*Stefano Lucidi, senatore del M5s
