di Daniele Bovi
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Classi allagate, fili scoperti, muffa, infiltrazioni, porte rotte, acqua arancione dai rubinetti, palestre fredde e pure le formiche. Tra tagli e problemi di edilizia scolastica per gli studenti di Perugia la costruzione del futuro sembra una corsa ad ostacoli. Nella sala della Vaccara, cuore del centro storico della città, i rappresentanti degli studenti di molte scuole (Galilei, Pieralli, Mariotti, Ipsia e Itas) si sono riuniti sabato pomeriggio per fare il bilancio sulle iniziative di protesta congiunte di questa settimana. E così, oltre ai tagli, ai costi per libri e trasporti in crescita, alla «mancanza di coinvolgimento e confronto con le istituzioni locali», c’è anche il problema delle «condizioni precarie delle strutture». Un problema che riguarda tutto il Paese all’interno del quale i livelli di «precarietà» sono differenti. Un problema che, stando ai racconti degli studenti, interessa anche le scuole perugine.
VIDEO: GLI STUDENTI DENUNCIANO I PROBLEMI DELLE LORO SCUOLE
Spazi che mancano Il primo a prendere la parola è Michelangelo Grilli del liceo classico Mariotti: «La sede centrale è stata ristrutturata dopo il terremoto – dice – ed è sicura e moderna. Nella succursale invece, oltre a qualche classe che si allaga, c’è mancanza di spazi per assemblee e laboratori». Raymond, rappresentante dell’Ipsia, spiega che la sua scuola «ha “solo” 50 anni. Noi, a parte qualche infiltrazione che non aiuta le nostre strumentazioni elettroniche, non abbiamo grandi problemi». Piccole infiltrazioni sono segnalate anche dall’Itis, istituto di Piscille «molto recente dove si stanno facendo lavori di ammodernamento». Sulla situazione dell’Alessi dove i ragazzi, come testimoniano le foto di Umbria24, hanno anche ritinteggiato le aule parla Grilli: «So che c’è stato un incontro con la Provincia due giorni fa. Lì i ragazzi non c’entrano più, ci sono fili scoperti, acqua a terra e intonaco che cade».
Filtri e acqua Il Pascal invece, come racconta Massimiliano, «è stato concepito come un magazzino per poi diventare una scuola. Nella nostra struttura non ci sono termosifoni ma un condotto che porta aria calda: il problema è che i filtri andrebbero cambiati ogni quattro mesi mentre da noi, se va bene, viene fatto una volta all’anno. In inverno poi un’aula su tre si allaga mentre in estate dal piano terra arrivano le formiche. Da ultimo ci sono problemi ai bagni e spesso dai rubinetti esce acqua arancione». Francesco Pisarone, rappresentante dell’Itas Giordano Bruno, racconta invece come nella palestra «c’è stata una striscia d’acqua che dal tetto arrivava fino al pavimento. Abbiamo dovuto tamponare la situazione con dei cartoni. E’ vergognoso». Il Pieralli ha invece sedi vecchie, in entrambe delle quali ci sono infiltrazioni, «porte e lavagne rotte – dice la rappresentante degli studenti – e aule allagate. E poi nella palestra di piazzale Anna Frank in inverno si gela: la Provincia ci ha dato altri termosifoni, ma non sempre funzionano».
FOTOGGALERY: GLI STUDENTI DELL’ALESSI RITINTEGGIANO LE AULE
Galilei Il cahier des doléances è lungo anche al liceo scientifico Galilei dove Alessandro Biscarini spiega che occorre distinguere tra le tre strutture che compongono il corpo della scuola. «Quella dove c’era il manicomio – dice – è quella dove ci sono meno problemi, mentre nelle altre due ci sono infiltrazioni. Nei pressi di un piazzale sono caduti tre alberi. E la Provincia spiega che non ha neanche i soldi per le emergenze». In questo scenario gli studenti perugini nell’ultima settimana hanno dato vita ad una protesta «contemporanea e coordinata. Un obiettivo raggiunto – dice Grilli – dopo una manifestazione senza bandiere e unitaria». Alla base della protesta, come detto, i tagli per 183 milioni, la mancanza di investimenti concreti, l’edilizia scolastica, i costi per i servizi in aumento e la mancanza di coinvolgimento da parte delle istituzioni locali.
Non abbandonate la scuola «L’adesione – osserva Grilli – è stata del 95% e ogni scuola si è organizzato in modo preciso e serio, senza alcun danno. All’opinione pubblica e alle istituzioni dico che siamo stanchi dell’abbandono del mondo scolastico». Uno dei messaggi che gli studenti hanno voluto far passare nel corso della settimana di protesta lo spiega il rappresentante del Pascal: «Pensavano – dice – che occupavamo per perdere ore di lezione ma noi non siamo dei perditempo, e alla fien anche i professori l’hanno riconosciuto cambiando idea. E’ stato un successo».
Non solo occupazioni Un successo raggiunto non solo con le occupazioni ma anche attraverso le autogestioni, le cogestioni, l’organizzazione di corsi e pure attraverso un’autotassazione per riverniciare le aule. «Sono stati giorni – dice Biscarini – di riflessione e partecipazione per la scuola pubblica che hanno coinvolto anche i professori. Con loro abbiamo sperimentato forme di didattica alternativa». Nei prossimi giorni gli studenti si ritroveranno per dare vita ad un documento comune con le testimonianze e le proposte di tutte le scuole. Dossier che sarà inviato anche al ministro dell’Istruzione Profumo.

