di Sara Calini
Immagina di avere una casa e di non poterci vivere da oltre un anno. Di non poter parcheggiare l’auto nel tuo posto e di chiedere aiuto all’amministratore condominiale senza ottenere risultati. Quella che può sembrare una serie di sfortunati eventi è la realtà per diversi condomini della zona di Ponte San Giovanni che, come molti italiani, sono caduti vittime del promettente Superbonus 110, rimanendo però con un edificio in condizioni peggiori di prima.

Cosa è il superbonus Il Superbonus è un’agevolazione fiscale introdotta con il decreto Rilancio nel 2020, nata con l’obiettivo, appunto, di favorire il rilancio dell’economia italiana post pandemia. Nello specifico, si trattava di una maggiorazione delle detrazioni fiscali tradizionali per i lavori di ristrutturazione, che permetteva di recuperare il 110% della spesa sostenuta. Un meccanismo che, nella pratica, ha poi portato diversi problemi anche in Umbria, tra truffe, lavori mai conclusi o mal eseguiti, come nel caso di questo condominio di Ponte San Giovanni, che da anni versa in condizioni di precarietà.
Il caso Nel 2021 sono iniziati i lavori con una azienda di Pisa. Quando poi, nel 2024, il Governo ha dichiarato lo stop alla cessione del credito e ha stabilito che, per ottenere l’agevolazione, i lavori dovevano essere completati entro la fine dell’anno pena la diminuzione della detrazione al 70%, l’amministratore del condominio ha deciso di chiudere in fretta i lavori, affidandoli a un’azienda umbra sostitutiva, meno competente rispetto a quella iniziale, che si era fatta da parte quasi un anno prima a causa della perdita del credito.
Un anno di fermo Dopo il ritiro della prima azienda infatti, per quasi un anno e mezzo il cantiere era rimasto fermo, impalcature e calcinacci in giro, fino alla nomina della seconda azienda, che ha ripreso in mano i lavori in fretta, per concluderli entro la fine dell’anno. I lavori sono stati effettivamente conclusi, ma già dopo soli tre mesi è stato chiaro ai condomini che non fossero stati eseguiti in maniera ottimale. Oltre a massetti grezzi lasciati esposti all’acqua, terrazze non a norma e sistemi di deflusso dell’acqua inesistenti, i condomini si sono trovati ad affrontare, dopo meno di tre mesi, gravi infiltrazioni dal tetto, lungo le pareti e sui pavimenti. In diversi casi, la quantità di acqua che si è raccolta ha fatto andare in cortocircuito il sistema elettrico lasciando al buio sia appartamenti che l’ingresso del palazzo. A questo si aggiunge il rischio di multe e denunce a cui i condomini sono esposti a causa dei materiali edili abbandonati dall’azienda, che devono essere smaltiti secondo procedure specifiche e che attualmente occupano posti auto nella zona. Oltre al disagio, c’è anche la possibile spesa, molto elevata per i privati, per la rimozione, che i condomini dovranno sostenere se l’azienda continuerà a rifiutarsi di intervenire.
Una amministrazione poco presente Se a queste condizioni si aggiunge un amministratore poco disponibile, che non risponde al telefono neanche durante l’orario di lavoro, il problema diventa insormontabile. In mancanza di alternative, diversi condomini continuano a vivere in appartamenti a dir poco fatiscenti, tra muffe e cattivi odori in attesa di una soluzione. Altri addirittura vivono da amici e partenti per non dormire nel proprio appartamento da quasi un anno. C’è la volontà, viene spiegato a Umbria24, di risolvere la situazione bonariamente, anche se alcuni già sono in contatto con i loro legali, ma si deve trovare una soluzione velocemente.
