di Iv. Por.
Sterminare le zanzare è possibile. Ci è riuscito, alla fine, Andrea Crisanti, il ricercatore attivo da anni tra Terni e Londra nel tentativo di trovare una soluzione al drammatico problema della malaria e di altre malattie che, solo nel 2016 ha ucciso 445 mila persone nel mondo, specie nell’Africa Subsahariana. Del suo studio Target Malaria nel laboratorio di ecologia genetica del Polo d’innovazione di Genomica Genetica e Biologia di Terni, finanziato anche dalla Fondazione Bill e Melinda Gates, si era occupata anche la trasmissione Report nel 2017.
FOTOGALLERY: LABORATORIO ANTI MALARIA
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La svolta A documentare la svolta è la rivista Nature Biotechology, ripresa da Repubblica, che riporta come, in una gabbia dell’Imperial College London, un ritocco al Dna dell’Anopheles «ha fatto cessare ogni ronzio». In pratica, Crisanti è riuscito nell’intento di modificare il Dna delle zanzare femmine in modo che la modifica si trasmetta anche alla generazione successiva. In questo modo, nel giro di 7-11 generazioni, la sterilità procurata fa estinguere la zanzara. Da anni, il ricercatore romano tentava la strada di bloccare la riproduzione della specie, tuttavia finora le zanzare sottoposte alla manipolazione genetica avevano sviluppato una resistenza: dopo un iniziale calo, tornavano ad aumentare di nuovo. Stavolta, però, Crisanti pare aver fatto centro, andando a modificare un gene chiamato “doublesex”. «È un gene troppo importante – spiega il professore -. È l’interruttore del sesso e non ammette manipolazioni». La modifica non produce effetti sui maschi, ma fa sì che le femmine crescano con i caratteri di entrambi i sessi, diventando quindi incapaci sia di pungere che di riprodursi.
L’esperimento Il test al momento ha funzionato in laboratorio, nella gabbia contenente inizialmente 600 zanzare. Crisanti vi ha ha introdotto inizialmente un piccolo numero di esemplari geneticamente modificati, resi fluorescenti per distinguerli, A ogni generazione, ovvero nel giro di 25 giorni, le zanzare fluerescenti aumentano e mano a mano diventano preponderanti. Dopo 7-11 generazioni nella scatola non ci sono più zanzare vive.
A Terni Ottenuto questo primo successo a Londra, però, la strada è ancora lunga. A Terni si svolge il passo successivo, simulando anche le condizioni climatiche dell’Africa. «Temperatura, umidità, luminosità. Tutti i parametri ambientali vengono controllati per rendere il test più realistico – spiega Crisanti. La fase successiva, la terza, sarà il rilascio delle zanzare ogm nell’ambiente». Che però non è ancora avvenuto e prima che avvenga andranno dissipati diversi dubbi.
Alterare ecosistemi? Ad esempio che si possa andare ad alterare qualche ecosistema in modo irreversibile. Le Anopheles gambiae vengono mangiate da alcuni tipi di ragno. Tuttavia, secondo alcuni studi dell’Imperial College London, non hanno problemi a sostituirle con specie simili. «Non ci sono evidenze che questi insetti siano parte essenziale della dieta di qualche animale» spiegò all’epoca il ricercatore Tilly Collins. Un’azienda inglese, la Oxitec, ha già rilasciato nell’ambiente delle zanzare ogm ma per sicurezza le ha rese sterili in modo che il gene modificato non si diffondesse fra le generazioni successive.
