Riapproda in consiglio la pratica sull’osservazione al Piano regolatore generale per trasformare da agricolo a edificabile circa 10 mila metri quadrati in zona Madonna di Lugo (Spoleto). Il ritorno in aula è accompagnato da un appello «accorato e urgente» di Legambiente, Italia Nostra e Cai che alla massima assemblea chiedono di «evitare l’ennesimo scempio».

La vicenda urbanistica qualche grana l’ha già creata e altre potrebbe crearne alla luce di un nuovo ricorso al Tar dell’Umbria, che sarà discusso nel merito in autunno. Tuttavia, con la pratica attesa in aula si punta ad approvare in via definitiva quanto già stabilito dall’assemblea con l’adozione nel marzo 2025, seppur a maggioranza divisa. Intanto, mercoledì mattina è arrivato il via libera della Terza commissione all’osservazione urbanistica, mentre lunedì sarà il turno del consiglio comunale, chiamato a esprimersi dopo il parere positivo con prescrizioni della Regione.

Un anno fa i tentennamenti della maggioranza sono stati parzialmente superati coi correttivi introdotti dalla mozione Filippi, che ha impegnato la giunta a richiedere il vincolo paesaggistico per un’ampia area di Madonna di Lugo a ridosso del cosiddetto laghetto dei Longobardi. Il Comune di Spoleto lo scorso 29 aprile ha inviato alla Regione «apposita richiesta per la valutazione della sussistenza del notevole interesse pubblico della zona» e per «l’avvio del procedimento finalizzato a includere l’area tra quelle da tutelate», è scritto nel documento istruttorio che accompagna la proposta di delibera. L’altro correttivo della mozione Filippi impegnava la giunta ad assegnare un basso indice di edificabilità col Prg di parte operativa a 4.300 mq dei 10 mila interessati dalla riclassificazione urbanistica.

In questo quadro si inserisce l’appello di Legambiente, Italia Nostra e Cai, secondo cui, al di là del compromesso politico trovato un anno fa, è «profondamente inaccettabile continuare a pianificare l’espansione edilizia in una città come Spoleto colpita da un vertiginoso calo demografico e da un progressivo spopolamento peraltro minacciando un sito che non è un semplice terreno agricolo, ma un’area di inestimabile valore dal punto di vista paesaggistico che andrebbe valorizzata e segnalata con opportuni pannelli didattici», è scritto in una nota.

Le tre associazioni, dunque, sottolineano come «questo sito, relitto di un vasto bacino lacustre di passate epoche geologiche, custodisce le testimonianze delle bonifiche volute dal re goto Teodorico nel VI secolo, tra cui spicca una straordinaria galleria in pietra con funzione drenante lunga ben 240 metri, che permette ancora oggi di mantenere costante il livello delle acque del laghetto, che rappresenta un nodo vitale della rete ecologica regionale, risultando un’oasi di biodiversità dove nidificano e sostano uccelli migratori come il tarabusino e varie specie di aironi, ed è popolato da sedici diverse specie di libellule e numerosi anfibi».

La richiesta al consiglio comunale è «ferma»: i rappresentanti di maggioranza e opposizioni vengono invitati da Legambiente, Italia Nostra e Cai a «esprimersi negativamente, mantenendo la destinazione agricola dell’area e almeno rispettando la “mozione Filippi” approvata lo scorso anno, che impegnava l’amministrazione alla tutela paesaggistica del sito: l’invito è ad agire scegliendo la bellezza e il bene comune e abbandonando definitivamente logiche di lottizzazione che appartengono a un passato ormai anacronistico».

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