«Tolleranza zero sulla vendita di prodotti contraffatti». Così il presidente di Federmoda-Confcommercio della provincia di Perugia, Carlo Petrini, che interviene a qualche giorno di distanza dal blitz della Guardia di Finanza di Spoleto che in una negozio alla prima periferia di Spoleto ha sequestrato 242 capi d’abbigliamento contraffatti e denunciato per frode un commerciante spoletino cinquantenne, titolare di un’attività nella prima periferia della città.

Abbigliamento contraffatto in vendita a Spoleto La notizia ha suscitato grande clamore in città, probabilmente a causa degli articoli a cui le Fiamme gialle hanno apposto i sigilli, falsi di prodotti appartenenti a grandi firme, da Cavalli a Versace, fino ad Aeronautica militare e Hugo Boss. La caccia al commerciante disonesto è scattata immediatamente con colleghi e clienti che continuano a richiedere informazioni per risalire all’identità. «L’operazione – scrive Pertini – ha richiamato fortemente l’attenzione dell’opinione pubblica sul fenomeno dell’abusivismo e della contraffazione, che noi denunciamo da tempo, poiché arreca danni gravissimi all’economia legale, ma non solo. Ovviamente l’operatore è protetto dalla legge sulla privacy e dal segreto d’ufficio relativo alle indagini stesse, ma quella effettuata dalla Guarda di Finanza è un’azione di tutela nei confronti del consumatore, a cui siamo grati per i controlli intensi che sta svolgendo e che è intensa».

Carlo Petrini, Federmoda di Perugia E poi: «Aver individuato un caso di contraffazione in un esercizio del nostro territorio, tra i molti ispezionati, significa che la realtà di Spoleto è sostanzialmente sana, ma non bisogna mai abbassare la guardia. I nostri imprenditori del commercio del turismo, dei servizi, – prosegue – chiedono alle istituzioni presidio e controllo del territorio, nonché tolleranza zero verso tutta la filiera della criminalità, che va dal riciclaggio alla vendita dei prodotti contraffatti sempre, anche in merito».

Per 80% imprenditori la crisi avvantaggia prodotti illegali Anche perché secondo una recente indagine Confcommercio due imprese su tre si ritengono danneggiate dall’azione dell’illegalità. Nel 2014 la percentuale è salita al 61.1% contro il 57.2% del 2013, mentre per oltre l’80% delle imprese la crisi economica sta avvantaggiando il mercato dei prodotti illegali e l’esercizio abusivo delle professioni. Tra gli effetti più dannosi prodotti dalle diverse forme di illegalità le imprese indicano principalmente la concorrenza sleale (60.8%), la riduzione dei ricavi e del fatturato a causa  delle mancate vendite (37.5%), il dovere rinunciare ad assumere nuovi addetti o, in qualche caso, a mantenere i livelli occupazionali attuali (15%).