Ragazzini. Che giocano a pallone. Una regola; non scritta, me che dovrebbe essere ferrea;  prevede che chi a quei ragazzini insegna calcio, dovrebbe prima insegnare a vivere. Ma non sempre funziona così. Perché – la sorte, a volte, è drammaticamente ironica – sul campo di calcio di San Giacomo di Spoleto intitolato ad Aldo Capitini – sì, il ‘Gandhi italiano’ – quei ragazzini hanno ricevuto una lezione all’incontrario. Bruttissima.

I fatti La partita era tra gli ‘allievi regionali A2’ della squadra locale della Ducato e quella ternana dell’Olympia Thyrus. L’arbitro, Arban Krriku della sezione di Foligno, ha fischiato la fine prima che l’Olympia Thyrus potesse battere l’ultimo calcio di punizione. Il tempo regolamentare, secondo lui, era scaduto. Solo che tre giovani calciatori ternani non l’hanno presa bene e si sono rifiutati di partecipare al così detto ‘terzo tempo’ – il gesto di fairplay mutuato dal rugby – e per questo sono stati ammoniti. Fatto che, per uno di loro che aveva già ricevuto un ‘cartellino giallo’ durante la partita, ha significato l’espulsione.

L’aggressione Al dirigente accompagnatore della squadra ternana Franco Montori, che nella gara aveva anche ricoperto il ruolo di guardalinee, il tutto avrebbe fatto saltare i nervi: avrebbe afferrato per la gola l’arbitro colpendolo più volte, tanto che il giovane arbitro – Krriku ha 20 anni – ha dovuto fare ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso.

Le scuse Immediata la presa di posizione del presidente dell’Olympia Thyrus di Terni, Sandro Corsi: «Voglio porgere le mie personali scuse e di tutta la società al signor Arban Krriku, consapevole che anche la più accesa polemica e protesta verbale non deve mai e poi mai sfociare in gesti di violenza contro alcuno, tanto meno dei ragazzi, in questo caso arbitri. La nostra è un’associazione sportiva che è cresciuta tantissimo in questi anni, forse più di chiunque altro e in essa si respira un’aria di serenità e valori che nessun specifico episodio deve mettere in discussione. Siamo sicuri che tale grave atto di cui sopra, certo da condannare, non sia di pretesto per alcuno per profili ritorsivi, in specifiche sezioni, che coinvolgerebbero oltre 330 atleti e le loro famiglie».

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