Una mamma che non ci sta. E che davanti a una denuncia mette nome e cognome. E’ Alessandra Pitzalis, madre di un bambino che deve partecipare al sacramento della prima comunione e che si vede avanzare dal parroco la richiesta di spendere i soldi come e dove dice lui. Dal racconto della donna, questa non sembrerebbe la chiesa di Francesco, quella che il Papa vorrebbe e che non perde occasione di annunciare. Insomma questa mamma racconta a Umbria24 la vicenda e di suo pugno mette gli episodi uno dietro l’altro.
La denuncia «Può darsi che in quest’epoca di scandali – scrive Pitzalis – quello che sto per dire sia meno eclatante e meno importante per alcuni ma, secondo me, merita di essere detto. Periodo di Comunioni. Momento importante per chi crede, una quasi tappa nella vita di molti di noi e dei nostri bambini. Ricordo che si tratta di bambini. Ultimamente, un po’ da varie parti, ho sentito di ‘usanze’ abbastanza inusuali e direi discutibili ma ora, avendo in casa un bambino prossimo alla comunione le ‘usanze’ sentite rasentano il ‘ricatto’. Parrocchia di San Mariano – continua il racconto della donna -, comune di Corciano, diktat trasmesso dalla catechista: i vestiti devono essere tutti uguali (e va bene): si possono comprare o noleggiare (acquisto 38,00 euro, noleggio 22,00) presso il negozio di articoli religiosi di Ferro di Cavallo, di proprietà del fratello del prete. Ai fiori ci pensa il prete (ah, bene ), però i familiari dei bambini metteranno la quota. Il prete non vuole confusione in chiesa per cui niente foto private: lui (il prete) ha già prenotato un fotografo che farà le foto e le venderà a chi le richiede».
L’indignazione Questa la testimonianza diretta, ma la donna non si limita al racconto degli episodi che l’hanno riguardata, sente di dovere esprimere la propria indignazione: «Scusate – aggiunge – ma a me sembra allucinante che si riesca a lucrare in questo modo anche in Chiesa. No, non mi sto scandalizzando. So che per far dire una messa per un defunto bisogna pagare, ehm scusate, fare un’offerta! Rimango semplicemente allibita nel pensare che il prete non comprenda che le famiglie sono allo stremo. Come, un prete, può pretendere di dettare condizioni a chi vorrebbe fare una foto in un giorno importante al figlio o alla figlia, vestito con la vestina bianca magari fatta a casa o passata dal cuginetto, e portare in segno di rispetto un’offerta a seconda delle proprie possibilità? Il prete ancora pretende di far pagare alla comunità i lavori di costruzione della mega chiesa appena costruita (grazie!) o le bollette delle utenze. Ci ha provato in tutti i modi durante questi ultimi anni attraverso bollettini postali e lettere pretenziose inviate in ogni casa del circondario. Il prete – aggiunge – le offerte non le accetta. A una richiesta di spiegazioni circa la retta fissa di 30 euro da pagarsi per frequentare il catechismo (brividi), ha argomentato attraverso bollette di luce e gas da pagare (lui) (il prete) e, che se non si era d’accordo, ci si poteva rivolgere a un’altra parrocchia, perché a lui (il prete) e mica andava bene che i soldi per il catechismo le famiglie non potessero spenderli, mentre per portare i figli a fare sport si? E certo, uguale! Ma lo sa il prete che palestre e piscine sono strutture private nelle quali lavorano professionisti che campano con i soldi degli abbonamenti, contrariamente all’opera prestata (apprezzabilissima) a titolo volontario dai catechisti? Forse ho esagerato. Forse non dovevo mettere le virgolette prima e dopo ricatto».

Non capisco il perché di queste accuse totalmente gratuite da parte della Sig.ra Pitzalis Alessandra, né tanto meno il permesso del direttore del giornale Porfiri Ivano di pubblicare una notizia senza prima avere le prove o comunque controllare la veridicità del contenuto.
Rispondo non per giudicare una persona, ma per scrivere le cose come stanno, realmente:
1) è SOLO UN FAVORE che il fratello del parroco propone un noleggio ad un prezzo così basso, 22 € così mi sembra di aver letto, altrimenti? Beh, basta fare un “ricerca di mercato” per constatare quanto le famiglie avrebbero speso di più! Si nomina il Papa, e poi quando si ha di fronte un parroco che cerca tutti i mezzi possibili per far spendere di meno alle famiglie, lo si accusa?
Punto secondo 2) Fotografo. Dalle mamme (vere, non le zie) ho saputo che c’era tempo fino al 31 Marzo la possibilità di proporre un fotografo se si conoscesse uno che chiedesse un prezzo più basso, addirittura se ci fosse stato un parente o amico bravo che volenteroso le avesse fatte gratis sarebbe stato più che ben accetto. Nessun complotto o obbligo, ma sempre il cercare di andare incontro alle famiglie.
3) La parrocchia vive solo e solamente di offerte, tutte le parrocchie. E’ un’affermazione totalmente falsa dire che il prete non accetta offerte.
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Basta chiedere alle mamme, o a tutti quelli che vivono (realmente) quella Parrocchia, e non che ci vivano solo per anagrafe statale.
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Dispiace e basta, non si ha nulla contro alla Sig.ra P.A. o per chi non crede, dispiace solo vedere uomini e donne che si danno da fare per aiutare gli altri, ed essere gratuitamente calunniati. Perché non si è puntato il dito solamente ad una persona, ma a tutte quelle che partecipano ad una Comunità, alle Signore che preparano i fiori, puliscono, alle ragazzi e ai ragazzi che seguono i bambini al catechismo, ec.. tutti i giorni.
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Venite e vedrete, diceva qualcuno un tempo.
Facile scrivere solo una lettera piena di accuse gratuite, troppo facile.
Caro PeruginoDOC, questo giornale ha semplicemente dato voce a una famiglia che palesa una difficoltà, non senza verificare che si trattasse realmente di una persona che vive quel contesto parrocchiale e imponendo che la lettera venisse firmata. Per il resto, il giornale è a disposizione per le repliche come la sua (anche se, a differenza della signora, non firma la sua presa di posizione). Casi come quello in questione, delle spese per le le celebrazioni in chiesa, purtroppo non sono isolati. A noi giungono molte lamentele e segnalazioni, quasi sempre anonime. Riteniamo che aprire una discussione su questo, con i diversi punti di vista, non possa che aiutare a chiarire la tematica, magari favorendo la scelta di un regolamento diocesano in materia. Specie in tempi di difficoltà per le famiglie come questo. Sulla questione, anzi, le anticipo che solleciteremo un intervento dell’Arcivescovo. Cordiali saluti
Quindi basta firmare una lettera da inviarvi con illazioni (nel caso della signora, parzialmente vere, o meglio, per la maggior parte false) per far scrivere ad un giornale, anzi al vostro giornale, nome e cognome di una persona da diffamare! ..perché parlare di parroco di San Mariano, significa riportare on line la faccia del sacerdote da schiaffeggiare.
A mio parere avreste dovuto riportare la notizia, non le ingiurie (si parla di ricatto, non è poco, anzi in alcuni casi è abbastanza per una denuncia, vera) di una signora X (perché di tale si tratta dato che i danni della faccenda sono solo a carico dell’accusato e non dell’accusatore) che vuole sfogarsi nei confronti di una terza persona, dimostrando di non aver avuto la maturità o il coraggio di parlare e confrontarsi con altre mamme, con il parroco o al massimo con Mons.Bassetti; ciò avrebbe evitato questa situazione e risolto il conflitto, ma evidentemente lo scopo della signora non era quello di risolvere (parlando anche con chi di dovere), ma di gettare fango sulla persona in questione.
Bene a sapersi! A questo punto mi scuso di aver scritto nell’anonimato, ma non vorrei essere la prossima vittima di una lettera minatoria pubblicata su Umbria24.
Vi ricordo la definizione di Giornalismo (Treccani): Insieme delle attività e delle tecniche relative alla compilazione, redazione, pubblicazione e diffusione di notizie tramite giornali quotidiani o periodici…non opinioni personali o impressioni di terzi, ma notizie. A voi fa molto gioco mantenere questa “notizia” (la chiamerei meglio sfogo) in rete, anche se si è dimostrata assolutamente personale (della signora PA) e comunque tendenziosa…questo non vi fa onore.
Vado io a farle le foto…GRATIS…!!!
la signora ha perfettamente ragione , io mi trovo con lo stesso problema ,a noi hanno chiesto a bergamo di pagare 70 euro ,per i fiori ,la presenza del fotografo ,e il lavaggio della tonaca ,quindi con i 70 euro non è neanche tua la tonaca.
dimmi se non è un furto? ma questi non sono già pagati , la chiesa prende già i soldi dalle tasse da ognuno di noi,il bello che ti minacciano anche di non far fare la comunione alla bambina .,