di Diletta Paoletti

Come si caratterizza l’Umbria in materia di divorzi e separazioni? Nella nostra regione – così come nel resto della penisola – il fenomeno è in aumento. E intanto cresce il numero degli italiani che si rivolgono ai tribunali stranieri per mettere fine al proprio matrimonio, evitando così le lungaggini della giustizia made in Italy.

I dati Nel corso del 2009 il totale tra separazioni e divorzi avvenuti nel “cuore verde d’Italia” ha raggiunto e di poco superato quota 3 mila. Più in generale, gli ultimi dati Istat disponibili (anno di riferimento 2008) attestano un aumento del 3,4% delle separazioni, mentre i divorzi salgono addirittura del 7,3% rispetto all’anno precedente. Il fenomeno dell’instabilità coniugale è particolarmente eterogeneo lungo lo stivale: anche a fronte di un generalizzato aumento, le regioni del Sud rimangono – per motivi socio-culturali – quelle meno propense all’interruzione del matrimonio. Risalendo verso Nord la mole del fenomeno aumenta, fino a raggiungere i picchi di Valle d’Aosta e Liguria. L’Umbria, quindi, si colloca – e non solo a geograficamente – a metà di questa classifica.

I numeri in Europa Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia occupa il penultimo posto: insieme agli irlandesi e agli sloveni, rispettivamente ultimi e terzultimi nella classifica dei matrimoni scoppiati,  siamo tra i popoli dell’Ue con il minore numero di divorzi e separazioni. Dall’altro capo della graduatoria, invece, troviamo Belgio, Lituania e Repubblica Ceca.

Le norme europee Il Regolamento comunitario n. 44/2001 permette ad un qualunque tribunale dell’Unione di pronunciare una sentenza di divorzio a patto che i coniugi siano residenti in quel paese. Ma non finisce qui: un’altra norma (la 2201 del 2003) stabilisce che ogni stato membro debba obbligatoriamente riconoscere i divorzi pronunciati dal tribunale di un altro stato comunitario. Risultato? Si prende in affitto un appartamento all’estero e si chiede la residenza. Sei mesi dopo si fa istanza di divorzio: in poche udienze si risolve la pratica e si torna in Italia con una copia certificata che l’Ufficiale di stato civile deve semplicemente trascrivere. Sembra macchinoso ma non lo è, o per lo meno lo è molto meno dell’iter giudiziario italiano. Tanto che sono numerosi gli italiani che si sono rivolti a tribunali stranieri e che in meno di un anno sono riusciti a concludere la procedura.

I costi Duemila euro per la pratica più le spese di alloggio. E il “divorzio è fatto”: i tempi sono più che dimezzati rispetto all’Italia (in media 4 anni). A proporre il divorzio lampo sono il più delle volte studi legali che hanno una doppia sede e sono quindi in grado di seguire l’iter della pratica anche in terra straniera. Sempre più numerosi, inoltre, sono i siti web che offrono soluzioni low cost: basta affittare un monolocale in Romania (in media costa sui 150 euro) o – per chi può permetterselo – un residence a Londra (nel Regno unito i registri anagrafici sono particolarmente flessibili).

Una truffa? Non proprio una truffa, ma certamente una ‘forzatura’ delle norme. Il percorso, infatti, si basa su due presupposti: la consensualità (entrambi i coniugi devono essere d’accordo sulla volontà di divorziare al più presto, anche a patto di ingannare il giudice) e il principio per cui quasi nessun tribunale compie verifiche sulla residenza effettiva. Inoltre, se uno dei coniugi decidesse in un secondo momento di impugnare l’accordo (si fa sempre in tempo a pentirsi), potrebbe profilarsi una collusione delle parti per frodare la legge. La possibilità esiste, ma al momento non ci sono precedenti.

L’ennesima forma di “turismo del diritto” Che piaccia o no, quel che è certo è che la prassi del “divorzio breve” ci conferma quali protagonisti di una, per così dire, ‘peregrinazione giuridica’: gli italiani partono per sposarsi all’estero se omosessuali o per riuscire ad avere un figlio con la fecondazione assistita se sterili. E ora anche per cercare leggi sulla famiglia più contemporanee ed efficaci di quelle in vigore in Italia.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.