Un ventilatore (foto di Andrew George)

Circolo d’aria e temperature agiscono in maniera differente sulle esigenze del corpo, soprattutto quando si predispone per il riposto notturno. Il corpo, infatti, durante la notte ha bisogno di abbassare leggermente la propria temperatura per favorire il riposo, ma nelle giornate più calde questo processo può essere ostacolato dall’afa e dalle stanze che rimangono surriscaldate. Le due soluzioni più utilizzate sono ventilatore e aria condizionata, strumenti simili nell’obiettivo ma molto diversi nel funzionamento e negli effetti sull’organismo.

Il ventilatore non abbassa realmente la temperatura della stanza: il suo effetto principale è muovere l’aria e accelerare l’evaporazione del sudore sulla pelle, aumentando la sensazione di fresco. Per questo può essere utile quando il caldo è moderato, ma diventa meno efficace quando l’ambiente è già molto caldo.

Contrariamente a una convinzione ancora diffusa, dormire con il ventilatore acceso non provoca raffreddore o influenza: queste malattie sono causate da virus e non dal semplice movimento dell’aria. Tuttavia, un utilizzo scorretto può provocare alcuni disturbi. Il flusso continuo diretto sul corpo può seccare le mucose nasali, la gola e gli occhi, favorendo al risveglio sensazioni di secchezza, irritazione o raucedine.

Un altro problema riguarda polvere e allergeni. Le pale del ventilatore, soprattutto se non pulite regolarmente, possono rimettere in circolo particelle depositate nell’ambiente, peggiorando i sintomi di chi soffre di allergie o problemi respiratori. Inoltre, il getto d’aria fredda concentrato sempre sulla stessa zona del corpo può favorire tensioni muscolari e contratture, come torcicollo o rigidità cervicale.

Per limitare questi effetti è consigliabile non tenere il ventilatore puntato direttamente sul letto, posizionarlo a distanza e utilizzare eventualmente la funzione oscillante, così da distribuire il movimento dell’aria nella stanza.

Diverso è il funzionamento del condizionatore, che interviene sulla temperatura reale dell’ambiente e riduce anche il livello di umidità. Questo permette di creare condizioni più favorevoli al sonno, soprattutto durante le ondate di calore più intense.

Anche in questo caso, però, l’utilizzo scorretto può creare problemi. Una temperatura troppo bassa rispetto all’esterno sottopone l’organismo a continui sbalzi termici, mentre un ambiente eccessivamente secco può irritare naso e gola. Per questo il ministero della Salute raccomanda di mantenere nelle abitazioni una temperatura generalmente compresa tra 24 e 26 gradi, evitando differenze superiori ai 5-6 gradi rispetto all’esterno.

Durante la notte è preferibile utilizzare la funzione «sleep» o «notte», che permette al climatizzatore di aumentare gradualmente la temperatura e ridurre il consumo energetico. Anche la posizione delle bocchette è importante: il getto non dovrebbe mai essere rivolto direttamente verso il letto.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la manutenzione. I filtri del condizionatore devono essere puliti con regolarità perché accumuli di polvere, muffe e batteri possono peggiorare la qualità dell’aria respirata, soprattutto nelle persone anziane, nei bambini e nei soggetti con problemi respiratori.

Il problema del sonno nelle notti estive riguarda sempre più anche l’Umbria, dove il cambiamento climatico sta modificando il numero di ore in cui il corpo riesce realmente a recuperare dal caldo accumulato durante il giorno. Le «notti tropicali», cioè quelle in cui la temperatura minima non scende sotto i 20 gradi, sono diventate più frequenti.

Per anziani, bambini piccoli e persone con patologie cardiovascolari o respiratorie, nelle giornate di caldo estremo la priorità resta evitare il surriscaldamento dell’ambiente. La soluzione migliore non è creare una stanza fredda, ma mantenere una temperatura stabile e compatibile con il benessere dell’organismo.

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