di Sara Calini

Futuro del polo universitario di Terni. Se ne è discusso giovedì mattina nella Sala Conferenze di Medicina e Chirurgia della città con un confronto tra i cinque candidati alla carica di rettore dell’Università degli Studi di Perugia. L’incontro ha fatto emergere proposte e idee concrete su temi cruciali come sedi, servizi e identità dell’ateneo sul territorio.

L’incontro a Terni Ad aprire l’evento è stato Stefano Brancorsini, direttore del polo universitario (2019-2025) che ha spiegato come si tratti «di un’occasione preziosa non solo per la formazione di un’opinione, che sta alla base di ogni scelta democratica ma soprattutto per il luogo in cui ci troviamo – presso il polo di Terni – per parlare della visione dei candidati proprio per questa realtà». A moderare la seconda parte dell’incontro, invece, è stato il professor Luca Castelli, che fa capo al Dipartimento di economia di Terni. Presenti in sala molti addetti ai lavori del mondo dell’accademia, studenti e anche il sindaco Bandecchi e l’assessore al Welfare e all’istruzione di Terni Viviana Altamura. Seduti al tavolo, tutti e cinque i candidati, che in ordine di intervento – deciso ad estrazione – sono Luca Gammaitoni, Massimiliano  Marianelli, Daniele Porena, Paolo Carbone e Marcello Signorelli.

Confronto aperto L’obiettivo dell’incontro è stato quello – oltre che presentare i programmi dei cinque candidati, ormai detti e ridetti – di creare un confronto aperto con la comunità accademica presente, per parlare del futuro dell’università sul territorio. Nello specifico, sono stati chiamati a rispondere su tre temi fondamentali: sedi e ubicazione, servizi di supporto e vocazione di ateneo. «Si tratta di un momento importante – ha spiegato Brancorsini – perché è la prima volta che si tiene un incontro di questo tipo».

Luca Gammaitoni Nel suo intervento, il docente di fisica, Luca Gammaitoni ha tracciato una visione ambiziosa per il futuro dell’ateneo, con un focus sull’integrazione e sul rilancio del polo ternano. Articolato in diversi punti chiave, il discorso è partito da una riflessione importante: quale è il futuro del polo ternano? Il candidato ha infatti parlato di «una prospettiva decennale» quando guarda al futuro della città e della sua università, «dobbiamo diventare una delle prime in Italia e in Europa e per farlo anche il polo di Terni deve crescere, molto». Secondo il docente, dunque, serve una politica di reclutamento strutturata per i giovani ricercatori per far fronte al drastico calo di accademici presenti sul territorio. Ben 250 in meno dal 2010 ad oggi. Particolare attenzione è stata riservata anche alla situazione di Pentima, definita «un problema di un ordine di grandezza superiore». Pur riconoscendone le criticità, Gammaitoni ha ricordato l’eccellenza scientifica del sito, in particolare nel progetto Vitality, uno degli ecosistemi di innovazione più avanzati a livello nazionale: «Senza la gamba dei biomateriali insediata a Terni, Vitality non sarebbe lo stesso progetto». Concludendo, Gammaitoni ha lanciato un messaggio chiaro: «L’università deve essere indipendente dalla politica e dall’industria ma non indifferente perché giocano tutte un ruolo fondamentale nel rilanciare il territorio». Una dichiarazione che sembra voler rilanciare il ruolo dell’università non come entità astratta o solo culturale, ma come soggetto attivo e partecipe nel destino dei territori.

Massimiliano Marianelli Il secondo ad intervenire è stato Massimiliano Marianelli, che ha ribadito anche lui una forte visione dell’università come entità viva, che funziona solo se si può fondare sul benessere di chi la costituisce. «Ogni comunità funziona se le persone stanno bene e possono dare il meglio – ha dichiarato – per questo il mio primo impegno è quello di ricostruire un clima di lavoro sereno, semplice e partecipato». In questo senso, è sua intenzione individuare un delegato alla semplificazione e istituire gruppi di lavoro misti tra docenti e personale tecnico-amministrativo (Tab e Cel), tutto nel quadro di «un importante investimento in welfare universitario, inteso come insieme di servizi a sostegno del benessere individuale e collettivo». Un impegno che parte dall’ateneo di Perugia ma che, secondo il candidato, deve estendersi in modo concreto e operativo anche a Terni. «Penso a servizi per tutto il personale, alle biblioteche e a una nuova centralità organizzativa anche nella sede ternana – ha aggiunto – penso che sia giunto il momento di istituire un dipartimento a Terni, con una identità propria» che possa diventare un luogo di dialogo fra i vari corsi di laurea presenti anche a favorire le più recenti linee ministeriali che puntano proprio sull’interdisciplinarità. «Il direttore di Dipartimento entra a far parte del Senato Accademico – ha ricordato – e in questo modo Terni avrebbe finalmente una voce diretta nei processi decisionali dell’ateneo». Infine, nel suo discorso, Marianelli ha toccato due punti importanti per Terni, la nuova sede per il dipartimento di economia, che dopo un anno finalmente si sposterà e il futuro di Pentima, per il quale «sarà necessario trovare una visione unitaria con le istituzioni e gli enti territoriali, come da anni si chiede».

Daniele Porena Nel suo intervento, il terzo candidato, Daniele Porena, ha scelto di focalizzarsi sulle criticità e le prospettive del polo universitario ternano, definendolo un nodo strategico da potenziare. «L’Università degli Studi di Perugia deve essere sempre più l’Università degli Studi delle città dell’Umbria» ha spiegato, perché «la sfida è contrastare l’attività degli atenei negli altri territori confinanti e ‘presidiare il territorio’ con una presenza universitaria forte». Porena ha denunciato chiaramente anche le criticità strutturali del polo ternano, a partire dalla mancanza di una struttura di proprietà: «Non siamo proprietari di nulla. Anche dove siamo ospitati, possediamo solo quote di una comunione, che è ancora peggio». Ha poi sottolineato come questa situazione generi problemi burocratici e gestionali, promettendo e chiedendo una collaborazione con le istituzioni locali – presenti in sala – per garantire sedi «sicure, decorose e, soprattutto, raggiungibili». Altro punto fondamentale su cui ha insistito il docente di diritto istituzionale, è la necessità di attrarre studenti proprio perché i servizi, su cui erano stati chiamati a rispondere da Castelli, «seguono la popolosità degli insediamenti». Riferimento poi a Pentima, e nello specifico alla mensa pronta da anni, ma inattiva per mancanza di finanziatori: «Basta solo accendere i fornelli, ma la gara va deserta da anni. Perché? Perché ci sono pochi studenti» dice. Infine, Porena risponde al collega sull’idea di creare un dipartimento unico a Terni, che è una proposta che presenterebbe non pochi limiti a livello normativo perché la legge Gelmini, richiede  omogeneità scientifico-disciplinare e non si potrebbero, dunque, prendere cinque dipartimenti e mescolarli insieme.

Paolo Carbone Durante il suo intervento Paolo Carbone, ha ripercorso il proprio legame con la sede ternana: «Per anni ho fatto attività di didattica e ricerca a Pentima, avevo anche un laboratorio. Giravo tra Terni, Perugia e Orvieto tutte le settimane». In maniera molto diretta, il professore ha dichiarato che per quanto riguarda Pentima «è un luogo brutto, i corridoi sono vuoti, sembra un film ed è urgentissimo che il rettore si attivi per trovare delle soluzioni». Uno dei punti principali del suo programma per Terni è infatti un rettore che sia presente in sede, così da dialogare con la comunità locale e collaborare, in uno spirito che lui ha sempre riconosciuto alla città, più che in altre realtà. In più, il tema degli spostamenti delle sedi e dei corsi viene affrontato con attenzione, perché mentre da un lato Carbone accoglie il trasferimento di economia presso il centro multimediale, pone l’attenzione sui rischi dello spostare ingegneria per avere meno frammentazione: «Se spostiamo ingegneria, che fine fanno laboratori? Non si può improvvisare e serve un piano strategico, che non è semplice». Infine, ha toccato due punti ancora ignorati dai predecessori: la comunicazione istituzionale, ad oggi, a suo avviso trascurata rispetto ad altri atenei famosi come quello di Bologna: «Il sito del Polo e quello dell’Ateneo devono cambiare. Devono raccontare una storia, coinvolgere». E una vocazione più internazionale per il polo ternano. Parla di solo un 6% degli studenti stranieri iscritti, quando in altre realtà simili raggiungono anche oltre il 20%. Ha invitato dunque a pensare a Terni come sede specializzata che attragga studenti da fuori regione e dall’estero.

Marcello Signorelli L’ultimo candidato a parlare è stato Marcello Signorelli. Il candidato, ha posto al centro del suo discorso l’importanza del metodo come strumento per trasformare le buone intenzioni in azioni concrete. Secondo il professore, non si può pensare di rilanciare seriamente una sede come Terni senza un salto di qualità dell’intero ateneo. «Terni si rilancia in maniera significativa se l’intera Università di Perugia subisce questo salto di qualità» ha dichiarato. In più, ha parlato di un rettore che non deve essere onnipresente, ma «qualitativamente incisivo» attraverso una serie di delegati, nominati per le loro capacità e azioni. Signorelli ha anche sottolineato la necessità di un approccio pragmatico, basato su verifiche periodiche delle prestazioni: «Se non vedo risultati di qualità, posso tranquillamente andare a attingere sulle altre disponibilità che rimangono sempre aperte anche dopo l’elezione». Ampio spazio è stato dedicato nel suo intervento anche al tema delle risorse, in particolare al Fondo di Finanziamento Ordinario, da cui dipendono scelte cruciali come i tempi di reclutamento e il completamento delle carriere che non possono essere «biblici». Ultimo elemento cardine proposto poi è la competizione con le università private telematiche che lui definisce «concorrenza sleale, reiterata dal governo attuale e precedente» e che si stanno insediando sul territorio. 

Confronto e domande In un secondo momento, ogni candidato ha risposto su temi importanti portati avanti dai docenti su diversi temi, come la presenza periodica del rettore o meno – a cui tutti hanno risposto con un ‘teoricamente sì’ più o meno sentito – l’impegno ad investire anche sulla comunicazione istituzionale – su cui non tutti si sono soffermato –  e sul problema del calo di numero dei docenti per il quale molti avevano già espresso le loro strategie nei programmi. 

La risposta delle istituzioni Come anticipato, erano presenti all’incontro anche il sindaco di Terni Stefano Bandecchi e l’assessore al welfare e all’istruzione di Terni Viviana Altamura. Il primo, ha colto l’occasione di avere tutti i candidati insieme per fare un appello speciale per la ristrutturazione dell’aula magna sovrastante la sala dove si è tenuto l’incontro, che è uno dei pochi luoghi sul territorio capace di ospitare almeno 400 persone, ma è stata messa in disuso totalmente «ci possiamo fare una piscina a questo punto». Chiede quindi che l’ambiente torni a funzionare. Risponde anche sulla questione gestione e proprietà in questo caso, che sono la prima dell’Università e la seconda di Provincia e Comune. «Come sindaco avrei potuto mandare operai a sistemare e mandare il conto all’Università di Perugia, ma non mi sembrava elegante. Ho preferito dirlo a voi qui oggi». Bandecchi chiede poi a tutti di fare una riflessione su come Terni possa smettere di essere una «banalissima succursale di Perugia» e iniziare ad essere più autonoma. Propone corsi di laurea innovativi che possano essere esclusivi di Terni – cosa che poi in un secondo momento i candidati hanno confermato già essere realtà – e iniziative che rendano la città anche della cultura e della ricerca, non solo dell’acciaio. A concludere l’evento è stata l’assessora Altamura, che ricorda l’impegno del Comune a sostenere, anche economicamente, le iniziative proposte dal nuovo rettore eletto «per rendere in tempi brevi anche la sede di Terni un’attrattiva per studenti da tutta Italia e dal mondo».