Il liceo Capitini di Perugia ©Fabrizio Troccoli

Fa discutere la decisione della Regione Umbria di prorogare almeno fino al 23 gennaio la didattica a distanza al 100% nelle scuole superiori. In particolare viene criticato come, conoscendo da mesi la problematica, non si sia approntato un sistema di trasporti in grado di gestire una riapertura in sicurezza.

Studenti: «Non ci ascoltano» «La Regione Umbria ha annunciato che la riapertura delle scuole superiori in presenza sarà ancora da posticipare fino al 23 gennaio. Fino ad allora rimarremo in didattica a distanza al 100% come da mesi ormai. Non abbiamo mai smesso di farlo, ma continuiamo a ribadire che arrivati a questo punto la gestione della pandemia in Umbria è stata disastrosa e il Governo regionale sta continuando a procurare alla nostra generazione danni educativi incalcolabili e continua a rifiutare ogni tipo di dialogo». A denunciarlo è il sindacato studentesco Altrascuola – Rete degli Studenti Medi Umbria. «Non è possibile andare avanti così – aggiunge il coordinatore regionale Matias Cravero -, finché non verranno messi in campo investimenti strutturali nei trasporti e nel diritto allo studio non sarà possibile costruire una ripartenza del sistema scolastico in presenza e in sicurezza». Altrascuola fa sapere che «le nostre proposte e le nostre richieste d’ascolto restano sul tavolo: la Giunta regionale e la Presidente Tesei non possono continuare a ignorarci, le studentesse e gli studenti devono essere ascoltati se c’è la sincera volontà di far ripartire il sistema scolastico».

Calabrese a Melasecche: «Dov’è il tuo piano?» Contro la decisione della Giunta di Palazzo Donini anche l’ex assessore perugino Francesco Calabrese che, su Facebook, si rivolge direttamente all’assessore regionale ai Trasporti Enrico Melasecche, richiamando una sua dichiarazione del 19 ottobre in cui diceva che era «tutto pronto» con «218 bus in più in accordo con i trasportatori privati». «Perché – chiede – quel tuo piano e accordo è rimasto nel cassetto? E mi devo ancora sentir dire che il problema per il rientro dei nostri ragazzi a scuola è il trasporto pubblico?». «Caro Enrico – aggiunge – se non si fosse capito sono veramente incazzato, mio figlio ha diritto di tornare a scuola, ormai da un pezzo. Non potete continuare a scaricare su di lui e sulla sua generazione i vostri limiti. Non lo devo ricordare a te, ma lo puoi ricordare intorno a te, voi siete lì al servizio dei cittadini umbri e nella fase più drammatica della nostra storia recente. “Il concetto di massima precauzione” per chi? Sempre più sulla loro pelle, sul loro futuro, sul nostro futuro. Quale idea di politica e società, delle vostre delicatissime responsabilità, vi può aver consentito una deroga ancor più restrittiva alle già rigide restrizioni nazionali per la scuola dei nostri ragazzi mentre adottavate una deroga estensiva per i cacciatori? Ma è questa la cifra del nostro governo regionale? E se siete riusciti a far incazzare e sbottare me che come te ho dedicato gli ultimi trent’anni impegnandomi a viso aperto per arrivare finalmente al cambiamento anche in Regione, siete già un pezzo avanti per trasformare la grande speranza del cambiamento nell’amarissima constatazione che Tomasi di Lampedusa era, anzi, un ottimista».

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