di Ilaria Alleva
Dopo il caos causato dai primi bollettini per l’assegnazione delle supplenze annuali – come cattedre assegnate a docenti deceduti, palesi errori dell’algoritmo e ‘salti’ nelle assegnazioni – Umbria24 ha intervistato alcuni docenti precari per avere un quadro più chiaro della drammatica situazione in cui si sono ritrovate centinaia di famiglie. E il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante.
Una questione di ‘merito’ Federica Burgo, insegnante precaria da sei anni, spiega bene l’assurdità di un sistema iniquo: «La cosa veramente assurda di questo algoritmo è che è tutto fuorché un meccanismo meritocratico: in realtà è tutto in mano al caos. Quando l’algoritmo arriva al mio turno – ho sei anni di precariato alle spalle e una bella posizione in graduatoria – se non trova posti disponibili tra quelli da me indicati, mi ‘salta’ e procede oltre. Assegnando così le cattedre in scuole da me non indicate a persone sotto di me in graduatoria».
I ‘salti’ del sistema E fin qui potrebbe sembrare tutto corretto, ma poi Burgo spiega meglio: «Nel momento in cui si liberano nuovi posti di lavoro, all’uscita quindi di successivi bollettini, se si libera un posto in una scuola che io ho espresso nelle preferenze, non viene più assegnata a me, ma a chi mi sta sotto, anche di molti punti. E questo perché l’algoritmo non torna indietro a ripescare le persone lasciate, ma procede solo in avanti. Con questo sistema, precari storici come me, per una fortuita coincidenza – dipende tutto da quali posti sono disponibili nel turno di nomina in cui si capita – si ritrovano scavalcati da persone molto sotto di loro in graduatoria, su posti di lavoro che erano stati espressi in preferenza. Fa ridere pensare che a studiare questo sistema sia il ministero ‘del Merito’».
In attesa del ruolo Federico Piccirillo, professore di filosofia in attesa di una cattedra nel Lazio, ha una lunga esperienza anche sul sostegno alle superiori. Esperienza che però quest’anno non è bastata: «La situazione che stiamo vivendo è il risultato di scelte scellerate fatte dagli ultimi governi. Per garantire la trasparenza e una corretta attribuzione delle cattedre agli aspiranti presenti in graduatoria in base al loro punteggio è necessario che si ritorni a delle convocazioni in presenza, altrimenti, con questo meccanismo, si lascia tutto nelle mani di un algoritmo che non garantisce un’assegnazione meritocratica dei posti. Altro grande problema è la sopravvalutazione di determinati titoli: nel mio caso mi ritrovo ad avere tre miseri punti per aver superato un concorso ordinario abilitante, con sei anni di insegnamento alle spalle, trovandomi scavalcato da chi magari non ha mai prestato servizio nelle istituzioni scolastiche e ha guadagnato un punteggio pari a tre anni di servizio per aver conseguito le nuove abilitazioni online da 30 cfu volute dal ministro Valditara».
I prof più giovani Ma non va certo meglio per chi invece si ritrova nominato dal primo bollettino e poi scopre di essere vittima di un errore, dovendo così rinunciare all’incarico. È il caso di una giovane insegnante che preferisce rimanere anonima: «L’anno scorso ho vissuto una spiacevole esperienza, rimanendo vittima, come altri miei colleghi, di un errore a dir poco aberrante commesso dall’algoritmo. Quando venne pubblicato il bollettino con il primo turno di nomine scoprii, con grande gioia, di aver ricevuto una cattedra per l’intero anno scolastico». Ma dopo qualche giorno l’amara sorpresa: «Il mio entusiasmo venne spento da una telefonata dell’Ust, il quale mi comunicava che la mia nomina era frutto di un errore dell’algoritmo e che dunque la cattedra non mi spettava. Con amarezza accusai il colpo, delusa dall’accaduto. Venne pubblicata una rettifica e il mio nome svanì. Ma la cosa ancor più grave è che non sarebbe più comparso, nemmeno nei successivi turni di nomina. Da quel momento, infatti, il buon algoritmo ‘mi saltò’, non tornando indietro e passando oltre, considerandomi, evidentemente, già nominata o rinunciataria».
