di Letizia Biscarini
«Ci sono tagli espliciti alla sanità, nemmeno hanno provato a fare giri di parole». Così Cgil, Uil, Fials e Nursind sul nuovo Piano di efficientamento e riqualificazione del sistema sanitario regionale, di cui stigmatizzano, ancora una volta, anche «le mancate assunzioni» e denunciano la «mobilità coatta del personale tramite accorpamenti», che produce inevitabilmente «una riduzione dei servizi». Da qui la mobilitazione delle sigle sindacali pronte a scendere in piazza il prossimo 22 ottobre per chiedere una «sanità pubblica, universale e accessibile», dove sarà presente anche la Cgil di Terni, in sostegno alla causa.
Manca il personale Che la sanità umbra fosse in crisi già da prima della pandemia, è un dato di fatto, ammettono immediatamente i sindacati, ma il Covid ha obiettivamente peggiorato e di molto la situazione: «Ci ritroviamo con un’esplosione di mala gestione» dice Maurizio Molinari segretario generale Uil Umbria, secondo cui la prima priorità «deve essere investire sul personale, perché continuano a mancare medici e infermieri negli ospedali». Il sindacalista, poi, sa cosa vive il cittadino umbro che chiede servizi sanitari e, soprattutto, cosa teme sulla base della propria esperienza: «Qui aleggia il velo della privatizzazione della sanità e tanti vanno a curarsi fuori, da Roma a Firenze, a conferma dell’urgenza di riportare professionisti in Umbria, per far crescere la sanità pubblica».
Assunzioni post Covid Sulla stessa lunghezza d’onda Vincenzo Sgalla, segretario generale Cgil Umbria: «Quando è scoppiato il Covid, Regione e governo hanno chiesto a chi era già dentro il sistema sanitario di fare uno sforzo enorme. Quasi da subito ci siamo resi conto che il sistema regionale aveva dei grossi deficit, in particolare per quanto riguarda il personale e la situazione non è migliorata da allora. Nell’autunno 2020, la Regione ha firmato un protocollo d’intesa per l’assunzione di oltre 1.100 sanitari. Ad oggi, di quelle 1.100 assunzioni ne sono state fatte poco meno di cento». Le difficoltà post pandemiche si aggiungono a quelle «per l’assorbimento in organico del personale assunto a tempo determinato nei primi mesi di pandemia, nonché una mancata attenzione ai territori e all’utenza lontana dai capoluoghi, piccoli comuni e frazioni» dice Sgalla, affermando che «siamo riusciti a raccogliere oltre 10 mila firme nel 2021, ascoltando i disagi delle utenze, le vere necessità della sanità pubblica e l’abbiamo presentato alla giunta, ma ora ci ritroviamo con lo stesso Piano dell’anno precedente, coi medesimi tagli e nessuna nuova assunzione», conclude Sgalla.
Una presa in giro Secondo la Cgil, quindi, la giunta «sta prendendo in giro gli umbri, ignorando le attuali gravi mancanze segnalate non solo dal personale medico-ospedaliero, ma anche dall’utenza». I rappresentanti dei sindacati presenti denunciano, quindi, una «sanità territoriale tanto sbandierata, ma inesistente», e un «ridimensionamento dei servizi in generale che definiscono scellerato per una regione che invecchia, dalla quale si scappa per andarsi a curare altrove e dove la riorganizzazione del sistema sanitario senza i professionisti distrugge la prevenzione e l’efficienza».
Invertire la rotta Una sanità già in crisi, aggravata sia dalla pandemia che da una «riorganizzazione volta solo al contenimento dei costi, con liste d’attesa infinite, lettini nei corridoi degli ospedali per mancanza di stanze, pazienti che necessitano di farmaci salvavita e che hanno difficoltà ad ottenerli, personale oberato, frustrato e sconfortato». Questo è il quadro che dipingono quindi i sindacati, secondo cui «la giunta è in completa balia degli eventi, guardano al sistema sanitario solo dal punto di vista dei tagli, con la prospettiva della privatizzazione, o peggio, della desertificazione del sistema pubblico e questo non è accettabile», dice Sgalla motivando la protesta: «Scendiamo in piazza per denunciare e cercare di fermare questa situazione, perché ancora si può invertire la tendenza con il Pnrr sanità, un sistema logico e l’efficienza degli operatori. Certo, a patto che la politica si assuma le sue responsabilità e non guardi solo alla linea dei costi di gestione».
