In Umbria, secondo il ministero della Salute, ci sono 8,5 medici e solo 2 infermieri ogni 10 mila abitanti. Nel 2013 la spesa farmaceutica nella regione è diminuita del 6%. Oggi oltre il 40% degli umbri soffre di patologie croniche e gli over 65 costituiscono una fetta sempre più grande di popolazione. Ma più del 60% della spesa sanitaria viene ancora assorbita dalle esigenze ospedaliere e per il trattamento delle patologie acute.
Farmaci a domicilio, vigilanza e assistenza privata Oltre ai tagli alla sanità, sono le nuove esigenze della popolazione che presuppongono un cambio strutturale del sistema sanitario, sempre più gestito dai territori. Di questo si è parlato durante il convegno «Cronicità e sicurezza» che si è svolto il 18 settembre nella sala della Provincia di Perugia. Gli altri relatori erano Aviano Rossi, vicepresidente della Provincia di Perugia, Fabio Marcantonini, titolare dell’istituto di vigilanza Custos, Gianluca Ceccarelli, presidente di Federfarma, e Luca Ceccarelli, responsabile di Privatassistenza, prima rete privata nazionale di assistenza domiciliare.
Il progetto «Sicuri in casa» Nell’ambito del seminario è stato lanciato il progetto «Sicuri in casa», già sperimentato in altri territori, che mette in contatto le competenze di diverse figure professionali (medici, infermieri, farmacisti e vigilantes) pronte ad attivarsi in base alle indicazioni ricevute da una centrale operativa. L’iniziativa prevede l’installazione, in casa dell’utente, di un dispositivo di teleassistenza, un allarme, un sensore antincendio e uno per le fughe di gas e un panic button da premere in caso di malore. Il dispositivo sarà collegato a una centrale operativa che valuterà l’invio di una pattuglia di vigilanza o un infermiere a seconda dei casi. I cittadini che aderiranno al servizio avranno anche un contatto diretto con le farmacie che assicureranno l’acquisto e la consegna a domicilio dei medicinali occorrenti al paziente.
Verso un progetto di assistenza regionale Il servizio per ora è disponibile nei comuni del Trasimeno e di Perugia, Corciano, Deruta, Torgiano, Marsciano, Assisi e Gubbio. L’obiettivo è però quello di estenderlo a tutto il territorio regionale. «Il progetto – ha affermato Rossi – è partito come iniziativa dei privati, ma la sanità pubblica deve intraprende questa strada per venire incontro alle esigenze dei cittadini».
