di Daniele Bovi
La promessa è fatta di fronte a tutti: «Tra la fine di gennaio e i primi giorni di febbraio concluderemo la convenzione con l’Università, finora rimasta ‘appesa’». Le parole sono della presidente della Regione Catiuscia Marini, che le ha pronunciate lunedì durante la conferenza stampa di fine anno dell’Azienda ospedaliera di Perugia. Per arrivare alla fine del lungo e tribolato percorso però c’è bisogno di sgombrare il campo da pressioni e forzature: «La sorte della convenzione – ha detto la presidente – non è legata a quella di qualche struttura complessa». Tradotto in italiano, non si può mettere sul tavolo questo o quel primariato.
Tempi brevi Prendendo la parola poco prima sull’argomento convenzione il professor Franco Baldelli, delegato del Magnifico Franco Moriconi per i rapporti con le istituzioni pubbliche e private, ha parlato di «un anno di interlocuzione con l’assessorato alla Sanità in cui abbiamo concluso poco. L’obiettivo è quello di chiudere in tempi ragionevolmente brevi, prima delle elezioni regionali. Spero che ci siano incontri settimanali e che i rapporti tra di noi siano chiari e trasparenti. Non si può prescindere dalla forza lavorativa universitaria». «Seguiremo una road map – promette la presidente – e la Regione non ha mai considerato l’Università un peso o un problema ma un punto essenziale della qualità dell’offerta».
Patto di stabilità Sul tavolo Marini ha messo anche il futuro di via del Giochetto, chiedendo all’Università di fare un passo in avanti verso «la riorganizzazione degli ambulatori», che potrebbero diventare in parte il luogo dove ospitare lungodegenti. Tutto, convenzione compresa, si inserisce in un quadro dove occorre dare attuazione al Patto di stabilità senza le risorse aggiuntive sperate per lungo tempo. Dal fondo nazionale infatti mancheranno i 2 miliardi di euro in più promessi dal governo, che per l’Umbria si traducono in 35 milioni di euro in meno. «Dovremo fare tutto – spiega Marini – con le stesse risorse del 2014».
Voto positivo Tra i dossier da trattare nei primi mesi del 2015 c’è l’attuazione del fascicolo elettronico e in prospettiva «bisognerà affrontare – dice la presidente – il tema del personale, in particolare la stabilizzazione di quello precario». La presidente poi ha parlato «dell’ultima rilevazione, fatta a dicembre, secondo la quale gli umbri danno un giudizio elevatissimo della qualità del sistema sanitario regionale nel quale ripongono grandissima fiducia». Un sistema che non si giudica, secondo Marini, dalla capacità di attrarre pazienti da altre regioni bensì «dal saper dare risposte ai cittadini. L’attrazione significa che nelle altre regioni ci sono grosse inefficienze».
Twitter @DanieleBovi

Marini: Guai a giudicare il sistema dalla sua capacità di attrarre pazienti da altre regioni! Significa che in quelle c’è inefficcienza. E come spiega _signora Presidente_ che gli umbri costretti a fuggire per curarsi fuori hanno superato di gran lunga quelli che vengono da fuori in Umbria, e pochissimi nelle strutture pubbliche? Buon segno o degrado del sistema? Ne’ Lei ne’ il Duca Suo ve ne siete accorti?