Un'infermiera in un drive through di Perugia (foto F.Troccoli)

«Nonostante le continue sollecitazioni dei sindacati, negli ultimi mesi la Regione non ha assunto il personale necessario a gestire la seconda ondata epidemica. Non ha neppure definito quali misure concrete adottare nei vari scenari che era possibile prevedere in autunno». È questa la denuncia che i sindacati umbri, Cgil, Cisl e Uil, insieme alle categorie di lavoratrici e lavoratori della sanità, Fp Cgil, Fp Cisl e Uil Fpl, hanno consegnato martedì al prefetto di Perugia, Armando Gradone, attivando le procedure per l’indizione dello stato di agitazione del comparto.

Sistema in sofferenza «Ci sono gravi vuoti di organico, disorganizzazione nei servizi, problemi di sicurezza – si legge nel documento di Cgil, Cisl e Uil consegnato al rappresentante territoriale del Governo -. Tematiche che toccano non solo i lavoratori della sanità ma anche, direttamente e indirettamente, i cittadini, perché se il sistema di prevenzione e assistenza non è in grado di rallentare i contagi e di curare tempestivamente i malati, la sanità va in sofferenza ed è necessario adottare misure più restrittive: una situazione che non solo, dunque, genera maggiori rischi per la salute ma che produce anche ingenti danni economici».

Assemblee «Abbiamo chiesto più volte alla Regione di aprire un confronto con le rappresentanze dei lavoratori della sanità sui gravi problemi di organico, sull’organizzazione dei servizi e sulle questioni di salute e sicurezza, che non riguardano solo il personale, ma anche l’utenza – hanno spiegato all’uscita dall’incontro in prefettura i rappresentanti dei sindacati – ma non abbiamo avuto risposta. Ora, il prefetto, che ringraziamo per l’attenzione e la disponibilità dimostrata, si è impegnato a sollecitare l’apertura di questo tavolo, ma nel frattempo noi non interrompiamo la mobilitazione e già da oggi avvieremo, nelle forme consentite dalla pandemia, assemblee e presenza in tutte le strutture sanitarie dell’Umbria».

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