Il progetto del collegio Adisu mai costruito

di Daniele Bovi

Intorno al contestatissimo cantiere di San Bevignate è bene che si faccia chiarezza, e in fretta. Nel corso della riunione di lunedì la giunta regionale ha affrontato il tema del tribolato progetto di costruzione del nuovo collegio da 120 posti che dovrebbe sorgere, il condizionale è d’obbligo, di fronte a uno dei più conosciuti monumenti cittadini. Palazzo Donini si muoverà nelle prossime ore per chiedere chiarezza nei confronti di tutti i soggetti interessati: dall’Università al Comune fino, ovviamente, al Ministero che attraverso la Soprintendenza dovrà decidere se concedere o meno una nuova autorizzazione paesaggistica dato che, come noto, i giudici del Tar hanno stabilito che quella vecchia è scaduta.

LA SENTENZA DEL TAR

La nota Una richiesta che dovrebbe essere esplicitata martedì attraverso una nota di palazzo Donini dove un certo fastidio per la piega che ha preso la vicenda, ora in pieno stallo, c’è: «La Regione non ci sta – spiega un assessore – ad essere individuata come il soggetto che ha più responsabilità visto che le nostre sono tecniche. Noi chiediamo che si possano capire quali sono gli orientamenti di tutti su questa vicenda». Insomma, se qualcuno può fermare le ruspe questo non è la Refione. Ad aggrovigliare ancora di più una vicenda complessa c’è poi un elemento da non dimenticare, quello politico: se da una parte infatti, quella del Comune appena conquistato dal centrodestra, si vuol buttare la palla sul lato opposto di corso Vannucci, a palazzo Donini non intendono farsi prendere a pallonate e, anzi, si prova ad andare in pressing chiedendo che venga presa una decisione.

TUTTI I DETTAGLI DEL PROGETTO
STOP LAVORI COSTEREBBE ALMENO 1,2 MILIONI

Nessuna novità Dalla sua la giunta comunale, dove il vicesindaco è quell’Urbano Barelli che in campagna elettorale ha picchiato duro sul progetto, lunedì con una brevissima nota si limita a far sapere che «allo stato le attività in materia risultano sospese e non sussistono elementi di novità». Insomma, tutto tace anche se l’obiettivo di una soluzione condivisa rimane: «L’amministrazione comunale – è detto nel comunicato – sta seguendo con estrema attenzione l’evoluzione dell’iter amministrativo riguardante lo studentato di Via Enrico Dal Pozzo. Al riguardo, in tempi strettissimi sono stati avviati i contatti con gli altri enti interessati al fine di acquisire tutti gli elementi utili e disponibili per giungere ad una soluzione condivisa con il fine di tutelare l’area di San Bevignate».

VIDEO – LE RUSPE AL LAVORO NEL FEBBRAIO SCORSO
LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA DA PARTE DELL’ADISU

L’intreccio Per quanto riguarda l’Adisu, l’Agenzia di Maurizio Oliviero ha chiesto alla Soprintendenza una nuova autorizzazione, mentre il ministero dell’Istruzione nei mesi scorsi ha negato la possibilità di usare i fondi assegnati (sei milioni di euro) per costruire lo studentato in un’altra zona della città. I poteri più incisivi sono però in mano a palazzo dei Priori, che potrebbe bloccare ritirare la concessione edilizia o tentare la strada di una variante al Piano regolatore. In entrambi i casi però ci si espone al rischio di una cospicua richiesta di danni da parte del raggruppamento di imprese che ha vinto l’appalto e che è pronto a lavorare. Una scelta, quella del blocco dei lavori, che potrebbe anche incrinare i rapporti tra il Comune e il mondo dei costruttori.

L’ASSEMBLEA DI PROTESTA DEI CITTADINI

La protesta In questo quadro quelli che nei mesi scorsi si sono opposti al progetto, dopo la notizia della nuova richiesta di autorizzazione da parte dell’Adisu, sono di nuovo sul piede di guerra: per il 9 ottobre infatti in corso Vannucci, anche se luogo e modalità sono ancora da stabilire, è stata indetta una nuova manifestazione al grido di «Difendiamo la nostra storia. Una generazione che ignora la storia non ha passato né futuro».

Twitter @DanieleBovi

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