Da Confcommercio, proloco e consumatori arriva semaforo verde, anche se qualche punto da correggere ancora c’è. Giovedì pomeriggio a palazzo Cesaroni la Seconda commissione ha tenuto una serie di audizioni sul disegno di legge che norma il settore delle sagre. I toni sono stati notevolmente differenti da quelli di mesi fa, quando Confcommercio bocciò in modo netto la prima versione del testo varato dalla giunta regionale. Giovedì ad emergere, oltre ad una generale condivisione dell’impianto del testo, è stata la necessità di maggiori controlli, di dare disposizioni chiare ai comuni e di inasprire le sanzioni previste per chi sgarra. «Abbiamo accolto con favore – ha detto Michela Martini di Confcommercio – la volontà della Regione di modificare la normativa in vigore che regola una realtà in continua prolificazione».
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Le audizioni Quello che l’associazione chiede, oltre all’entrata in vigore del testo entro gennaio, è un maggior numero di controlli, coinvolgendo anche la polizia provinciale, e l’obbligatorietà di avere un elenco dei fornitori per quanto riguarda le materie prime. «Elenco che teniamo da dieci anni» hanno risposto i rappresentanti delle proloco, che auspicano norme chiare per i comuni, tavoli dove discutere dell’applicazione della legge e sanzioni più dure: «Un grazie alla Regione – dice Francesco Fiorelli, presidente del Comitato regionale delle proloco – per aver messo mano ad una questione ormai antica. La nostra piccola Umbria sarà la prima regione italiana a legiferare in proposito. Il nostro impegno, già rimarcato nel corso del Consiglio nazionale Unpli, è quello di portare ad Expo 2016 a Milano quattro sagre, tra le più rappresentative della regione».
Consumatori Pollice in alto anche da parte del Movimento consumatori, che attraverso Massimo Camerieri parla di «un disegno di legge che va a normare ulteriormente un fenomeno in costante crescita». L’appunto riguarda invece «l’eccesso di limitazioni – ha spiegato Camerieri – per quanto concerne la superficie per le attività e per la somministrazione di cibi e bevande. Per quanto riguarda le Feste popolari va rivista la percentuale del 60 per cento di prodotti provenienti da filiera corta, a chilometri zero e di qualità. Si tratta di una limitazione alla libera iniziativa perché non si tiene conto della possibile organizzazione di eventi da parte di comunità straniere presenti nel territorio, che magari vorrebbero utilizzare loro prodotti caratteristici».
