Questa volta il caso viene messo sotto esame, confrontandolo con le norme, ma anche con le realtà di altre regioni: «Mentre la confinante provincia di Siena riconosce e accredita 83 percorsi ciclabili per quasi 5.000 km facendone importante volano per il turismo del settore, la Provincia di Perugia ha invaso circa 125 km di strade nell’area che va dal Trasimeno al Marscianese con cartelli che impongono il limite di 5 km/h per le biciclette con dicitura ‘a passo d’uomo’ e di 10 km/h per i motocicli», la denuncia è dei Radicali di Perugia.
L’accusa Parlano di deresponsabilizzazione: «Per quanto possa essere rovinato il manto stradale, la Provincia, anziché provvedere al ripristino, adducendo la mancanza di fondi preferisce pensare di lavarsene le mani con questo tipo di provvedimento che non risponde a nessuna logica né a nessuna questione di sicurezza, ma tende solo a deresponsabilizzare l’Ente per eventuali richieste risarcitorie di danni dovuti a guasti o incidenti.
Cosa non quadra Quanto alle regole «viene ignorata la direttiva del ministero che stabilisce che l’imposizione di un limite più basso del normale deve essere frutto di puntuali rilievi preventivi, indagini e valutazioni e deve spiegare quali sono gli obiettivi e come si pensa di conseguirli. Nel caso in questione – si legge ancora nella nota – c’è solo una generica ricognizione del manto stradale che non giustifica né un limite così basso né perché sia riservato solo a queste due categorie di veicoli senza nulla prevedere per gli altri. Basterebbero i consueti segnali di pericolo».
La logica del limite Alcune puntualizzazioni: «non si capisce – scrivono i Radicali – perché il limite investa l’intero tracciato delle nove strade provinciali oggetto del provvedimento. Emblematico il caso della S.P. 414 dove il limite opera per l’intera lunghezza di circa 24 km quando dai rapporti di vigilanza dell’Ufficio di Manutenzione emerge che ben 16 km, i 2/3 sono stati oggetto di recente bitumatura o godono comunque di buone condizioni. Un limite di 5 km/h potrebbe in ipotesi essere ammesso per brevissimi tratti critici quali la presenza di un solco longitudinale (“effetto rotaia”), uno smottamento sul lato stradale o altro, di certo non per chilometri e chilometri di strada extraurbana».
L’effetto contrario C’è di più però, il rischio di aumentare il pericolo su quei tratti: «E’ un provvedimento estremamente pericoloso – ancora la nota – per i ciclisti che, se costretti a viaggiare a un’andatura così ridotta, oltre che incappare nel comportamento sanzionato dal Codice della Strada di intralcio alla circolazione, vedono incrementare in modo esponenziale il rischio di essere tamponati da un veicolo che segue con effetti gravi, (immaginare cosa potrebbe accadere percorrendo una curva). In pratica il ciclista viene messo difronte a dover scegliere il male minore tra rischiare una multa per eccesso di velocità o diventare carne da macello in balia del traffico stradale».
Appello e polemica L’appello quindi «al presidente della Provincia Luciano Bacchetta l’immediata revoca dell’ordinanza che impone questi assurdi limiti di velocità». E la polemica: «Su un aspetto però possiamo congratularci con la Provincia di Perugia: sono dei grandi preveggenti! I cartelli con questi limiti infatti sono stati acquistati e collocati sulle strade non solo prima che l’Ordinanza fosse emessa ma prima ancora che tale esigenza fosse emersa dai sopralluoghi dell’ufficio Manutenzione Strade. Complimenti».
