di Daniele Bovi
Come una quattro stagioni, la droga arriva a casa anche a domicilio a bordo di uno degli scooter guidati dai tanti spacciatori che «operano» a Perugia. E’ solo una delle tante istantanee restituite da «Zbun» (Cliente), il documentario sul fenomeno dello spaccio nel capoluogo realizzato dalla giornalista del Messaggero Vanna Ugolini. Il documentario, a cura del Siulp di Perugia (il Sindacato italiano unitario lavoratori polizia) e diretto da Pasquale Rossi verrà trasmesso venerdì alle 15.30 alla Sala dei Notari di Perugia.
Avviare una discussione Un appuntamento al quale è invitata tutta la cittadinanza: «Innanzitutto – ha detto mercoledì mattina Massimo Pici del Siulp che ha presentato l’iniziativa insieme ad Antonio Cascianelli della Cisl – è importante che la gente conosca il fenomeno. Vogliamo formulare le nostre proposte alle istituzioni, alle associazioni e ai cittadini allo scopo di avviare una discussione costruttiva».
Sim card e coltellate Seguendo il filo delle decine di testimonianze di spacciatori raccolte per strada dalla Ugolini emerge un quadro inquietante del fenomeno con tratti inediti. Nel sottobosco dello spaccio poi grande importanza è rivestita dai telefonini. O meglio dalle sim card: «Sequestrare due numeri di telefono – spiega Pici – porterebbe più risultati che l’arresto di sei persone». Il perché lo spiega Pici stesso: «Le risse e gli accoltellamenti visti in questi giorni in città – dice sempre il segretario del Siulp – sono perlopiù per accaparrarsi i numeri di cellulare di chi magari è stato arrestato. Ogni numero di cellulare vale dai 100 ai 150 clienti. Uno va in galera? Un altro si prende numero e clienti e il traffico ricomincia come prima».
Duplicati troppo facili E ricomincia grazie anche a commercianti se non certo compiacenti quantomeno ingenui. Facile, troppo facile infatti secondo Pici è ottenere, per un clandestino e quindi senza documenti, il duplicato di un numero di telefono. Esempio classico: arrestato uno spacciatore e sequestrato un telefonino con dentro una sim card, «magicamente» quell’utenza ricomincia a trafficare pochi giorni dopo. E visto che due più due fa quattro, dato che a rilasciare duplicati sono le compagnie telefoniche attraverso le rivendite, qualcosa nell’ingranaggio evidentemente non funziona.
I liberi professionisti I numeri record sulle overdose che vedono l’Umbria in testa alle classifiche Pici li spiega poi così: «Uno dei problemi – dice – è che qui non c’è un cartello a controllare il traffico. In città infatti è pieno di, per così dire, “liberi professionisti”, molto spesso tossici anch’essi, che si riforniscono da nigeriani, albanesi e camorristi». Un traffico che alimenta altri traffici illeciti, specialmente la prostituzione. Come insegnano al primo giorno di microeconomia poi, ad una grande offerta corrisponde una grande domanda: «La richiesta di droga a Perugia – hanno detto Pici e Cascianelli – è elevatissima, esagerata, e anche la purezza della droga varia molto. Spesso poi la droga che uccide è quella troppo pura».
Più prevenzione Un problema, quello della richiesta, che ne pone altri di carattere sociologico: «Più che un problema droga? – dice Pici – ci sono tanti problemi che la gente pensa di curare attraverso le droghe. Prima della repressione quindi, serve la prevenzione. Altro che reparti speciali, in centro serve riportare le persone perché dove ci sono le persone c’è meno criminalità

