L'Umbria è una delle regioni a più alto rischio idrogeologico

di D.B.

Ottantatré progetti «definitivi ed esecutivi» che riguardano sistemazioni idrauliche, manutenzioni straordinarie e adeguamenti funzionali delle opere di bonifica, consolidamento degli argini, regimazione dei torrenti e dei corsi d’acqua minori. Interventi, tutti in Umbria, che rappresentano un tassello del piano per il quale servirebbero 8 miliardi di euro (180,5 milioni per l’Umbria) presentato venerdì a Roma dall’Anbi, l’Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue. Il Piano dell’Anbi per la riduzione del rischio idrogeologico, che si chiama «Manutenzione Italia 2016 – Azioni per l’Italia sicura», secondo le stime sarebbe in grado di attivare oltre 50 mila posti di lavoro in tutto il paese; una proposta della quale l’Anbi auspica che si possa tener conto, per quanto riguarda i finanziamenti, nella prossima Legge di stabilità.

Il piano La presentazione si è tenuta alla Presidenza del Consiglio dei ministri e hanno partecipato Francesco Vincenzi, presidente di Anbi, il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e quello della Commissione ambiente della Camera Ermete Realacci. Per tutto il territorio nazionale il piano prevede 3.574 interventi, articolati per regione, lavori necessari perché «se non è possibile stimare – è stato detto venerdì – il valore della sicurezza, quello del costo del dissesto idrogeologico sì: 2,5 miliardi di euro all’anno». Nel documento presentato si parla perlopiù di manutenzioni straordinarie di opere idrauliche e di ripristino di fenomeni di dissesto geologico nei comprensori di bonifica; «a essi inoltre si affianca – è stato aggiunto – la costante azione di manutenzione ordinaria svolta dai Consorzi».

I numeri Stando ai dai forniti dal Ministero dell’ambiente, quasi il dieci per cento del territorio nazionale costituito da aree ad elevata criticità idrogeologica; si tratta dell’82 per cento dei comuni, dove si stimano a rischio 6.250 scuole, 550 strutture sanitarie, circa 500.000 aziende (agricole comprese) e 1,2 milioni di edifici residenziali e non. Quanto ai comuni, l’88 per cento è interessato da aree con pericolosità da frana o idraulica; 5,6 milioni, secondo le stime, le persone che abitano in aree a rischio frana insieme a 362 mila imprese e quasi 35 mila beni culturali. Per quanto riguarda l’Umbria invece, stando ai dati forniti dalla Regione il 9 per cento del territorio è a rischio frana e 185 sono le aree esposte a rischio di frana elevato o molto elevato e 63 aree quelle a rischio medio. Di queste, come riferito nel 2013 dall’ex assessore regionale Stefano Vinti nel corso di un convegno, 82 sono quelle messe in sicurezza e 550 sono i milioni di euro spesi nel corso del tempo per 400 interventi.

Aprire cantieri «Il nostro piano – ha commentato Francesco Vincenzi – è la risposta concreta all’invito di Galletti ad aprire cantieri contro il dissesto idrogeologico. Occorre agire secondo un approccio unitario al territorio perché, per tutelare la pianura, occorre intervenire in montagna, rilanciandone lo sviluppo a partire dalla collina attraverso azioni di sistemazione del suolo».

Twitter @DanieleBovi

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