di Daniele Bovi
Sulla chiusura del ciclo dei rifiuti è stallo dentro la maggioranza di centrosinistra che governa la regione. A spiegarlo è stato l’assessore regionale all’Ambiente Silvano Rometti nel corso della conferenza stampa di fine anno di presidente e giunta che si è tenuta venerdì: «Sull’aggiornamento del Piano rifiuti – ha detto – c’è uno stallo ma prossimamente affronteremmo il capitolo». Promesso per l’estate, l’aggiornamento rappresenta uno dei temi più importanti di questa ultima parte della legislatura e, stando a quanto si dice nei corridoi del Palazzo, onde evitare di alzare polveroni è probabile che se ne riparli dopo le amministrative di primavera che in Umbria coinvolgeranno oltre 60 comuni. Alcuni di questi, se è vero che il cuore della strategia sarà il bruciare Css in alcuni impianti (come i cementifici, ma non solo), potrebbero essere interessati da vicino. Quindi, i passi vanno fatti con prudenza.
Stallo Sollecitato proprio su tempi e possibilità di bruciare il Css Rometti spiega che «lo stallo dipende da punti di vista diversi nella maggioranza e con l’opinione pubblica. La scelta dipende anche dal fatto che noi abbiamo deciso di non costruire un inceneritore e da un quadro normativo in evoluzione. La giunta ne discuterà fin dai prossimi giorni e io spero che la politica europea in base alla quale prima si ricicla, ma poi si recupera energia, venga applicata anche qui». «Riguardo al nuovo quadro normativo disegnato attraverso il Collegato ambiente – dice sul punto la presidente Catiuscia Marini – bisogna anche considerare che ci sarà la possibilità di stringere accordi con le altre regioni». Insomma, la strada sembra tracciata ma non tutto è scontato.
Punti nascita Altro tema scottante che dovrà essere affrontato nella prima metà dell’anno sarà quello dei punti nascita da chiudere. Gli undici esistenti nella regione sono considerati troppi e serve riorganizzare: «Non siamo sotto una mannaia – dice la presidente – e non c’è l’esigenza di tenere sotto controllo i conti. Faremo tutto nello spirito di una programmazione regionale. Vogliamo fare un percorso che spinga a un sistema di punti nascita integrati, che devono restare negli ospedali dove c’è l’emergenza-urgenza». Fuori rimarrebbero Pantalla, Assisi, Narni e Castiglione del Lago, ma non per tutti è detto che scatti la mannaia: «Certo – continua la presidente -, c’è la soglia dei 500 parti all’anno imposta a livello nazionale e che va rispettata. I direttori generali delle Aziende dovranno fare una proposta e poi da qui a giungo prenderemo una decisione». I reparti potrebbero essere chiusi tutti e quattro, oppure soltanto alcuni e per altri, sulla base delle proposte dei direttori, arriverebbe una riconversione, cioè si trasformerebbero in strutture con altre funzioni (pediatriche ad esempio, ma non solo).
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