Un mandato ad aprire un confronto con la Regione in vista del nuovo piano regionale dei rifiuti. Ad affidarlo al presidente e al consiglio direttivo dell’Auri, l’Autorità regionale per i rifiuti e l’idrico, è stata l’assemblea dei sindaci che si è riunita mercoledì. «Sotto la guida del presidente Antonino Ruggiano, sindaco di Todi, i sindaci hanno affrontato un dibattito molto complesso – spiega Auri – che ha riguardato, oltre ai punti all’ordine del giorno, anche temi generali come il nuovo Piano regionale dei rifiuti e il nuovo Piano di ambito che dovrebbe essere approvato, prossimamente, proprio dall’autorità di regolamentazione».
L’assemblea Recentemente la Regione ha approvato il documento preliminare di piano e il rapporto ambientale, ai fini dell’avvio della fase di consultazione preliminare all’attività di elaborazione del piano. «Come spiegato dalla Regione Umbria, con la presidente Tesei e l’assessore Morroni – ricordano da Auri –, al momento sono stati analizzati diversi scenari sui quali il Consiglio regionale dovrà prendere le sue decisioni alla fine della prossima fase di partecipazione. I sindaci dell’Umbria hanno manifestato la ferma volontà di essere presenti al tavolo delle decisioni, per il futuro della regione, essendo consapevoli della fondamentale importanza del loro rapporto diretto con i cittadini».
Le imprese Nel frattempo ad andare all’attacco sui costi delle bollette Tari è la Confcommercio regionale: «La tassa – dice il presidente Giorgio Mencaroni – continua a rappresentare per le imprese del nostro territorio un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che lo caratterizzano». A ciò bisogna aggiungere anche la pandemia, che ha costretto molte imprese a chiudere per periodi prolungati di tempo: «L’ammontare della Tari – continua Mencaroni – non è sostanzialmente cambiato. E nonostante gli interventi di alcuni Comuni umbri che, avendo concentrato le riduzioni di costo sulla parte variabile della tassa come da indicazione dell’Arera, complessivamente non hanno inciso in maniera significativa sul peso sopportato dalle imprese».
Esenzioni «La cosa paradossale – sottolinea – è che l’obiettivo della delibera Arera era quello di indurre i Comuni al pieno ed integrale rispetto del principio europeo “chi inquina paga”». Confcommercio spiega poi che per attività come abbigliamento, studi professionali, alberghi senza ristorante: «Si è fatto poco per le imprese chiuse per Covid – continua Confcommercio – e nulla rispetto a quelle attività che sono rimaste aperte, ma che, a seguito degli orari di attività ristretti, dei contingentamenti e della minor propensione dei cittadini a uscire e consumare, hanno registrato cali di fatturato significativi». Ai sindaci le imprese chiedono, oltre al rispetto delle indicazioni di Arera, misure emergenziali per supportare le imprese come l’esenzione per chi, nel 2021, dovrà chiudere o ridurre gli orari o per chi accuserà cali del fatturato.
