La discarica di Borgogiglione (foto F.Troccoli)

di Dan.Bo.

Si attestano fra il 2 e il 6 per cento, ma con situazioni differenti fra Comune e Comune gli aumenti della Tari che riguardano i sub ambiti uno (Città di Castello), due (Perugia) e quattro (Terni), i cui piani finanziari 2021 sono stati approvati dall’assemblea dei sindaci di Auri, l’Autorità unica regionale per i rifiuti e l’idrico. I piani finanziari, oggetto di un confronto fra le aziende che si occupano dei servizi e i Comuni che poi devono approvarli (entro il 31 luglio), rappresentano il passaggio necessario perché poi i singoli consigli comunali possano dare l’ok alle tariffe Tari. In realtà il peso in bolletta degli aumenti sarà più contenuto dato che sul tavolo ci sono le risorse statali per finanziare alcuni costi legati all’emergenza Covid.

Cosa cambia Per quanto riguarda il capoluogo di regione, stando alle tabelle ci sono due milioni di costi che, sulla base del nuovo metodo di calcolo, non vengono riconosciuti al gestore per il 2020 e che quindi andranno portati a conguaglio. «I piani tariffari 2021 – spiegano dall’Auri – prevedono aumenti molto variegati che, comunque, rimangono tutti al di sotto della soglia prevista da Arera del 6,6 per cento. La situazione di ogni Comune è diversificata in quanto la normativa per l’annualità 2020, a causa dell’emergenza Covid, ha permesso un’applicazione non omogenea delle tariffe in relazione alle specifiche circostanze valutate in ogni realtà comunale».

Costo sostenuto «In alcuni Comuni – aggiunge Auri – nel 2020 sono state confermate le tariffe 2019 e, pertanto, nel 2021 ai conguagli riferiti al 2018 e 2019 (previsti dal metodo) si sono dovuti aggiungere i conguagli 2020. Nei Comuni che hanno optato nel 2020 per l’applicazione del metodo Arera i conguagli contenuti nel 2021 riguarderanno solo il 2018 e 2019». L’Auri parla di un sostenuto costo dei servizi soprattutto laddove questi «assumono le caratteristiche del ‘porta a porta spinto’. Dove si applicano queste tipologie di servizi, a fronte di ottimi risultati come performance di raccolta differenziata (per cui ottimi risultati in tema di sostenibilità ambientale), non si riscontra un’adeguata remunerazione proveniente dalle vendite dei materiali a causa di una sostanziale assenza di un vero e proprio mercato delle materie prime seconde».

Le discariche A preoccupare i sindaci però è la chiusura del ciclo – per la quale non c’è ancora una soluzione – e il tema delle discariche. Come spiegano da Auri, l’autonomia è di 12-18 mesi, poi scatterà l’emergenza; e considerando che per attuare un piano dei rifiuti servono 4-5 anni, dall’Autorità sottolineano che occorrono soluzioni intermedie, come la riprofilatura di alcune discariche per trovare spazi aggiuntivi. E così in una nota i sindaci vanno in pressing sulla Regione, che nel luglio 2020 ha dato vita a un comitato di esperti ad hoc con l’obiettivo di votare il piano in aula entro settembre 2021, anche se i tempi sembrano slittati: «Altro problema strutturale – dicono i sindaci – rimane la chiusura del ciclo che determina, allo stato attuale, una pesante minaccia per i prossimi anni sia per l’efficienza del servizio sia per i suoi potenziali costi in aumento». L’assemblea quindi ribadisce la necessità di «chiudere quanto prima la revisione del Piano regionale dei rifiuti anche al fine di scongiurare future pesanti manovre che potrebbero comportare aumenti consistenti per le tariffe applicate dai Comuni».

Twitter @DanieleBovi

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