di E.B.
È scontro sui numeri e sugli interventi da mantenere o abbandonare per il prossimo anno accademico tra studenti e Regione. Al centro della discussione, ancora trasporti e alloggi: in primis l’abbonamento unico, che rischia di non venir riconfermato, la mobilità notturna e le residenze Adisu. Per la Sinistra universitaria-Udu Perugia «le valutazioni della Regione non prendono in considerazione il contesto: servono più risorse e meno scuse».
La situazione Le difficoltà della popolazione studentesca dell’ateneo umbro sono ormai bene note. Una volta ripresa la didattica in presenza, in tanti, persino borsisti, non sono riusciti a trovare un posto letto. «Anche a cercare fuori dalle zone universitarie – commenta Lorenzo Mazzola di Udu – ci si ritrova comunque in difficoltà per gli spostamenti. Ed ecco la seconda nota dolente: non riconfermare l’abbonamento unico a prezzo ribassato non ci sembra la soluzione». La mobilità è infatti il secondo problema: da una parte, la Regione dichiara che, nonostante l’esperienza del Pass tpl abbia prodotto buoni numeri in termini di utenza, «non può essere ripetuto a causa del numero reale degli aderenti». Stesso discorso per quanto riguarda Gimo, progetto di mobilità notturna sospeso dopo solo poche settimane di sperimentazione in periodo pre-Covid.
AGABITI: «30% POSTI LETTO IN PIù DA SETTEMBRE»
Alloggi in ristrutturazione Per gli alloggi, l’assessore Paola Agabiti ha ricordato l’impegno dell’amministrazione «in azioni finalizzate al potenziamento dell’offerta». Tuttavia, secondo gli studenti i numeri non corrisponderebbero alla realtà: «I posti letto di cui parla l’assessore – continua Mazzola – non sono nuovi. I 15 di Narni sono attivi già da quest’anno, ma non sono stati conteggiati poiché individuati dopo la chiusura del bando. A Terni e Perugia, l’assessore considera come nuovi 300 posti letto che fino a oggi erano interessati da lavori di ristrutturazione, ma ci sono sempre stati». Gli unici veri posti nuovi sarebbero i 74 dell’Ottagono, e il nuovo stabile promesso in accordo con Rfi che dovrebbe contenerne 100. «Un buon numero a nostro parere, ma – dice Mazzola – ci preoccupano i tempi: secondo la Regione saranno disponibili entro dicembre 2025. Il bando per le assegnazioni esce in estate, quindi la verità è che questi alloggi saranno fruibili solo nell’anno accademico 2026/27».
Pass tpl Per quanto riguarda i trasporti, invece, il rischio è che la Regione, pur considerando la misura come «unica in Italia per originalità, estensione a tutto il territorio regionale, attrattività degli studenti» non rinnovi l’accordo per questioni di Bilancio. Il piano dell’assessore ai trasporti Enrico Melasecche è quello di applicare «una diversa metodologia». L’idea è di inserire i 60 euro dell’abbonamento nella prima rata delle tasse universitarie, «salvo quei pochi casi che superano un certo livello di reddito». Tuttavia, gli studenti non sembrano convinti: «Di per sé l’idea non è malvagia – risponde Mazzola – ma è chiaro che serva un tavolo di fattibilità. Bisogna discuterne con tutti i soggetti coinvolti, anche per capire come aumentare la partecipazione studentesca».
Questione di numeri La ragione per non riconfermare il progetto Pass tpl, sarebbero i numeri degli utenti, al di sotto di quelli preventivati da Busitalia. «Ad oggi – continua Melasecche – sono circa 13.000, molto elevato in sé ed estremamente positivo, ma del tutto insufficiente rispetto a quello che era stato dato per certo all’inizio». Un numero che, secondo l’assessore, non basta per spingere gli attori coinvolti a reperire «ulteriori risorse non programmate che, per il bilancio della Regione, già rigidissimo in ragione dell’indispensabile cofinanziamento dei fondi europei, pone un insormontabile limite». Una giustificazione che non piace agli studenti: «Il pass – dice ancora Mazzola – è stato introdotto ad anno accademico iniziato. Molti avevano già sottoscritto l’abbonamento ordinario. Ci sono persone che sono ancora in didattica a distanza per mancanza di alloggi. A loro non servirà ora, ma un domani sì. Specializzandi, dottorandi, tanti pendolari e laureandi sono esclusi dalla platea. Ritardi e limitazioni chiaramente erodono l’utenza. Per di più, al momento gli Atenei coinvolti sono solo due: l’Università di Perugia e la Stranieri, aggiuntasi anche con maggiore ritardo».
Gimo Per la mobilità notturna, invece, ancora niente da fare. Il progetto Gimo rimane fermo, nonostante la mozione presentata dal consigliere regionale Tommaso Bori (Pd). I «risultati erano comunque piuttosto scarsi – commenta Melasecche – in relazione alle performance che sono richieste obbligatoriamente al Tpl». Affermazione presto smentita dalla stessa Busitalia, che in un grafico mostra come l’utenza notturna della linea Gimo supera quella di diverse linee diurne. «Gimo – prosegue Mazzola – supera la media dell’utenza giornaliera di alcune tratte. Bene riprogrammare il trasporto pubblico per aumentare la sua efficienza totale e non solo per quanto riguarda la popolazione studentesca. Ma continuare a tergiversare scaricando responsabilità sulle passate amministrazioni, non serve a garantire la mobilità. Quello che serve è un piano per rendere la nostra regione accessibile e vivibile per tutti».
