di Chiara Fabrizi
Se da Roma a Milano dilaga in questi giorni la protesta degli studenti universitari a causa di canoni di affitti alle stelle, a Perugia i fuori sede la voce l’hanno già alzata l’autunno scorso per un’emergenza abitativa non tanto legata al caro prezzi per una camera.
VIDEO – STUDENTI IN TENDA SOTTO LA SEDE DELLA REGIONE
A Perugia le prime proteste Sì, perché qui nel settembre scorso a causare pesanti disagi agli studenti è stata soprattutto la chiusura di alcuni studentati dell’Adisu interessati da cantieri di ristrutturazione, l’aumento degli iscritti all’Università di Perugia, la ripresa delle lezioni in presenza dopo due anni di Covid, gli stessi che hanno spinto molti proprietari di appartamenti di quartieri centrali di Perugia, rimasti vuoti per l’assenza in città degli studenti, a trasformali in B&B. Uno scenario, quello vissuto all’avvio dello scorso anno accademico, che potrebbe ripetersi anche nel settembre prossimo, anche se per allora alcune cose saranno cambiate, almeno in questa direzione si stanno muovendo sia Regione che all’Adisu.
Mille posti a settembre, +30 percento su 2022 Tra quattro mesi, infatti, si ritiene di poter tornare a disporre di un ammontare complessivo di circa mille posti letto negli studentati, recuperando quel deficit del 30 per cento registrato nel settembre scorso, quando per i fuorisede di Perugia e Terni c’erano appena 695 posti letto a fronte di circa 1.300 studenti richiedenti. Per il prossimo anno accademico, infatti, Adisu e Regione contano di avere a disposizione la settantina di alloggi realizzati nello stabile dell’Ottagono comprato da Palazzo Donini, circa 200 posti letto tra il collegio di Agraria e via Faina e poche decine di sistemazioni a Terni.
Aiuto da 1.500 euro, ci sono ancora tanti soldi Lo scorso anno la Regione per far fronte all’emergenza abitativa ha stanziato 900 mila euro in favore dell’Adisu affinché potesse procedere all’erogazione di un contributo straordinario massimo di 1.500 euro, oltre alla maggiorazione prevista in borsa di studio per chi ha titolo all’alloggio ma non ne ha potuto prendere possesso, al fine di sostenerlo economicamente gli universitari nel pagamento dei canoni. L’iniziativa, però, si è rivelata un flop, malgrado la doppia apertura dei termini prevista dall’Adisu per richiedere i 1.500 euro una tantum. Sì, perché sulla carta il contributo poteva essere richiesto da circa 600 studenti, motivo per cui lo stanziamento è stato di 900 mila euro, ma al termine dei due round le domande accolte sono state 142 e quelle respinte per assenza dei requisiti un centinaio.
Agabiti: «Risorse già stanziate» La spesa per finanziare la misura d’aiuto ai fuorisede è stata quindi di poco superiore ai 200 mila euro e nelle casse dell’Adisu sono rimasti quasi 700 mila euro. «Riteniamo che il prossimo anno non emergeranno criticità come quelle viste a settembre, ma in caso contrario le risorse sono già stanziate e potranno nuovamente essere destinate a finanziare nuovamente il contributo straordinario», ha affermato l’assessore regionale Paola Agabiti.
Pnrr, chiesti 30 mln per via Faina Infine, c’è la partita del Pnrr sugli studentati universitari. Un fronte, in base a quanto emerge, rimasto silente da quando le Regioni hanno richiesto i fondi. Nel caso specifico dell’Umbria sono stati richiesti al ministero per l’Università 30 milioni di euro per ristrutturare i quattro padiglioni dell’Adisu di via Faina, dove indicativamente sono accolti 200 fuorisede. Il rischio che il quadro fin qui delineato possa essere rivisto se non stravolto, in base ai tempi e alle modalità di esecuzione degli interventi edili non è quindi da escludere anche se sul punto Agabiti rassicura: «A partire dal settembre 2024 ed entro il 2025 abbiamo previsto una disponibilità di 1.250 posti letto, andando a recuperare spazi in studentati già esistenti».
@chilodice
