di Maurizio Troccoli
Sale ancora l’affluenza in Umbria al referendum, con il dato delle ore 23 che conferma il trend di crescita registrato nel corso della giornata e consolida il posizionamento della regione sopra la media nazionale.
Secondo i dati del ministero dell’interno, in Umbria ha votato il 50,11% degli aventi diritto, questa volta su tutte le 997 sezioni, quindi con un dato definitivo per la prima giornata. Rispetto alla rilevazione delle ore 19 (42,8%), l’aumento è significativo e indica una partecipazione che ha continuato a crescere anche nelle ore serali.
Il dettaglio territoriale conferma un andamento omogeneo tra le due province. In provincia di Perugia l’affluenza raggiunge il 50,42%, mentre in provincia di Terni si ferma al 49,21%, con uno scarto poco superiore al punto percentuale.
Il confronto con il dato nazionale evidenzia ancora una volta una partecipazione più alta in Umbria. In Italia, infatti, alle 23 ha votato il 46,07% degli elettori. La regione si colloca quindi sopra la media del Paese e in linea con diverse realtà del Centro-Nord, anche se resta sotto le percentuali più elevate registrate in Emilia-Romagna (53,70%), Toscana (52,49%) e Lombardia (51,83%). Più vicini i dati di Veneto (50,55%), Marche (49,41%) e Piemonte (48,94%).
Il confronto con il referendum costituzionale del 20-21 settembre 2020, che si svolgeva anch’esso su due giorni, consente di dare un primo inquadramento storico. Anche in quella occasione l’affluenza nella prima giornata risultò significativa, per poi crescere ulteriormente nella seconda. Il dato attuale dell’Umbria, che supera già il 50% alla chiusura della prima giornata, si colloca su livelli sostenuti e lascia aperta la possibilità di un ulteriore incremento nella giornata di lunedì, quando si voterà fino alle 15.
Alle 19 in Umbria aveva votato il 42,12% degli aventi diritto. La crescita era evidente anche rispetto alle ore 12 e indica, almeno in questa fase, una partecipazione sostenuta.
Il confronto con il dato nazionale evidenziava come l’Umbria si colloca sopra la media del Paese: in Italia, infatti, alle 23 ha votato il 46,07% degli elettori. Il dato umbro è inoltre in linea o leggermente superiore rispetto ad altre regioni del Centro-Nord: nelle Marche l’affluenza è al 49,41%, in Piemonte al 48,94%, mentre risulta inferiore rispetto a Emilia-Romagna 53,70%, Lombardia 51,83% e Toscana 52,49%.
Per il confronto storico, il riferimento più vicino e metodologicamente corretto è il referendum costituzionale del 20 e 21 settembre 2020, ultimo caso nazionale con voto distribuito su due giornate come quello in corso. Alla 19 nel 2020, in Umbria, l’affluenza era del 25,16%.
Il dato attuale risulta quindi superiore di oltre 17 punti percentuali, segnalando una partecipazione sensibilmente più elevata nella fase centrale della prima giornata.
Resta ora da verificare l’andamento nella giornata di lunedì, che nei referendum su due giorni incide in modo significativo sul risultato finale.
Alle 12 di domenica l’Umbria era allineata alla media nazionale. Alle ore 12 della prima giornata di voto ha votato il 14,46% degli aventi diritto, dato riferito a 729 sezioni su 997. A livello provinciale, Perugia si attesta al 14,53% (519 sezioni su 704), mentre Terni è leggermente più bassa con il 14,26% (210 sezioni su 293).
Il dato va letto insieme a quello nazionale, che alla stessa ora è del 14,70%. L’Umbria era quindi sostanzialmente in linea con la media italiana, ma distante dalle regioni dove la partecipazione è più alta: Emilia-Romagna (19,17%), Lombardia (17,44%), Veneto (16,91%) e Toscana (16,87%). Si tratta di territori dove tradizionalmente la partecipazione elettorale è più elevata, ma anche dove la campagna referendaria ha avuto una maggiore visibilità.
Per comprendere meglio il significato di questi numeri è utile il confronto storico. L’ultimo precedente diretto è rappresentato dai referendum sulla giustizia del 12 giugno 2022, quando si votava in una sola giornata (dalle 7 alle 23). In quella occasione, in Umbria l’affluenza alle ore 12 si fermò intorno al 10%, con una partecipazione finale molto bassa (poco sopra il 20%), ben lontana dal quorum del 50% richiesto allora. Ancora più indietro, il referendum costituzionale del 20-21 settembre 2020 — che si svolgeva su due giorni, come oggi — registrò in Umbria un’affluenza alle ore 12 del primo giorno intorno del 9,56%, molto vicina quindi al dato attuale, con un risultato finale di affluenza del 48,75%.
A differenza dei referendum abrogativi tradizionali, questo non prevede quorum: non è necessario raggiungere il 50% più uno degli aventi diritto. Questo significa che ogni voto pesa direttamente sull’esito finale e che anche una partecipazione limitata può determinare il risultato. È proprio questo il punto sottolineato anche nelle analisi nazionali: l’affluenza diventa l’“algoritmo decisivo”. Secondo l’analisi riportate da Corriere della Sera, gli elettori più motivati contro la riforma (No) tendono a recarsi alle urne anche in contesti di scarsa partecipazione. Al contrario, il fronte del Sì è più frammentato e può contare su una base meno compatta in caso di scarso interesse elettorale. Questo significa che, se pochi cittadini votano, chi è contrario alla riforma ha maggiori probabilità di prevalere. In consultazioni molto tecniche, come quella sulla separazione delle carriere o sulla nuova Alta corte disciplinare, i cittadini meno interessati o meno informati spesso rimangono a casa. I sondaggi indicano che la partecipazione bassa amplifica l’effetto degli elettori motivati, che in questo caso sono più vicini al No.
Per questo, nelle ultime settimane, gli appelli al voto sono stati più insistenti rispetto ad altre consultazioni. Resta però l’incognita principale: capire se, nelle prossime ore e nella giornata di lunedì, si registrerà un incremento significativo oppure se il dato resterà su livelli contenuti, in linea con le tendenze già viste nei referendum più recenti.
In Umbria sono 658.038 gli elettori chiamati a esprimersi. La scheda prevede una scelta netta: votando sì si conferma la riforma già pubblicata in Gazzetta ufficiale il 30 ottobre 2025. Le operazioni di voto si svolgeranno nelle 997 sezioni distribuite sul territorio regionale, di cui 704 in provincia di Perugia e 293 in quella di Terni. I seggi resteranno aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15. Al termine delle votazioni prenderà il via immediatamente lo scrutinio.
Tra le novità di questa consultazione c’è una modifica organizzativa che riguarda gli elenchi elettorali: per la prima volta a livello nazionale non saranno più distinti tra uomini e donne, ma ordinati semplicemente in ordine alfabetico.
Restano invece invariate le regole per accedere al voto. Gli elettori dovranno presentarsi con un documento di identità valido e la tessera elettorale. In caso di smarrimento o esaurimento degli spazi per i timbri, sarà possibile richiedere un duplicato agli uffici comunali, che resteranno aperti negli stessi orari dei seggi.
A Perugia, intanto, viene sperimentata una soluzione tecnologica per la trasmissione dei dati. In sette sezioni su 159 i presidenti di seggio utilizzeranno uno smartphone per inviare in tempo reale le informazioni su affluenza e scrutinio. I dati confluiranno direttamente nelle piattaforme del ministero dell’Interno e nel sito istituzionale del Comune, affiancando il sistema tradizionale basato sulle comunicazioni telefoniche verso il centro operativo di Pian di Massiano. Un test che punta a rendere più rapida e immediata la diffusione dei risultati.
