di Elle B.

In Umbria i giovani sono sempre meno. Più istruiti della media nazionale, ma ancora lontani da un’autonomia abitativa e lavorativa piena. È quanto emerge dai dati aggiornati al 2024, che disegnano una regione in progressiva transizione demografica, con un mercato del lavoro che invecchia e un persistente squilibrio di genere nelle opportunità.

I dati mostrano un’Umbria che eccelle nell’istruzione e riesce a trattenere, ma solo in parte, i giovani provenienti da fuori regione. Lo scoglio: garantire loro un percorso solido verso il lavoro e l’autonomia. Le disparità di genere, la fragilità occupazionale e la fuga dei laureati indicano una sfida strutturale: trattenere e valorizzare il proprio capitale umano.

Demografia Al 1° gennaio 2024, secondo i dati dell’Osservatorio regionale politiche giovanili, i giovani umbri tra 0 e 34 anni erano 261.527. Il 30,6 per cento della popolazione regionale. Di questi, 140.045 avevano già compiuto 18 anni, pari al 16,4 per cento del totale dei residenti in Umbria. La componente maschile (135.329 unità), prevale leggermente su quella femminile (126.198) nella fascia 0-34 anni. In generale, la fascia d’età 0-34 si è vista quasi dimezzata rispetto al 1952, quando i giovani rappresentavano il 58,3 per cento. Il calo è ancora più marcato per i 15-34enni: dal 33,4 al 19,3 per cento. La provincia di Perugia mantiene un’incidenza giovanile più alta (31,2 per cento) rispetto a Terni (28,9), ma anche nei comuni più interni, meno attrattivi, la presenza under 35 scende al 29,3. Un dato significativo è la presenza di giovani di cittadinanza straniera, che rappresentano il 14 per cento degli umbri under 34. L’incidenza massima, tra i più piccoli (15,5 per cento nella fascia 0-5 anni) e che tende a diminuire con l’età e si rialza tra i 20-34enni (16,1).

Istruzione Sul fronte scolastico, l’Umbria si conferma una delle regioni con migliori risultati in Italia. Il tasso di scolarizzazione superiore (20-24 anni con almeno un diploma) è salito al 91 per cento nel 2022, il terzo valore più alto a livello nazionale, secondo i dati Istat. Anche l’abbandono scolastico è ai minimi: solo il 5,6 per cento dei 18-24enni ha lasciato gli studi precocemente nel 2023. Questo fa dell’Umbria la prima regione in Italia per tasso di abbandono più basso. Permane però un forte divario di genere: il tasso di abbandono maschile (7,3 per cento) è quasi doppio rispetto a quello femminile (3,8). Nel 2023, il 34,4 per cento dei 25-34enni umbri ha conseguito un titolo universitario, in linea con la media nazionale. Ma anche in questo caso il divario di genere è evidente: 38,6 per cento tra le donne contro 30,4 tra gli uomini.

Lavoro Il mercato del lavoro in Umbria riflette la dinamica demografica con un costante invecchiamento dell’occupazione. Tra il 2018 e il 2023, la quota di occupati under 35 è diminuita dal 21,1 per cento, al 20,7. Al contrario, quella degli over 50 è cresciuta significativamente dal 39,6 al 41,6 per cento. In termini assoluti, gli occupati under 35 sono aumentati di appena mille unità nel quinquennio, mentre gli over 50 sono cresciuti di ben 23 mila unità. Il tasso di occupazione dei 15-34enni umbri nel 2023 si attestava al 46,4 per cento. Leggermente superiore alla media nazionale (45,0 per cento), ma inferiore a quella del Centro Italia (47,3). Le giovani umbre affrontano un divario di genere nel tasso di occupazione di oltre 12 punti percentuali rispetto ai coetanei maschi. Il tasso di occupazione femminile nella fascia 15-34 anni è infatti del 39,7 per cento, contro il 52,6 dei coetanei maschi. Anche l’imprenditorialità giovanile under 30 mostra un dato inferiore alla media nazionale e del Centro, con una quota del 4,5 per cento nel 2022. Il tasso di occupazione dei laureati umbri nella fascia 20-34 anni, a 1-3 anni dal titolo, era del 69,9 per cento nel 2022, inferiore alle medie nazionale (74,6) e centrale (77,3)

Mobilità e autonomia Le vere note dolenti arrivano quando si parla di autonomia. Il 65,2 per cento dei giovani umbri, circa 91 mila nella fascia 18-34, vive ancora con almeno un genitore. Di questi, solo il 45,2 per cento lavora, mentre il 42,9 è ancora in formazione e l’11 per cento in cerca di impiego. Un dato in aumento rispetto al passato e coerente con le difficoltà di accesso al mercato del lavoro e all’abitazione. Sul piano migratorio, nel 2023 si è registrato un saldo positivo nei movimenti interni: +2.575 giovani tra iscrizioni e cancellazioni. Tuttavia, resta negativo il saldo con l’estero: l’analisi specifica sui giovani umbri che espatriano evidenzia una costante perdita, soprattutto di laureati. Tra il 2013 e il 2022, oltre 10 mila giovani umbri (0-39 anni) hanno lasciato l’Italia, di cui oltre 2.500 laureati. Nello stesso decennio, i rimpatri di giovani umbri sono stati inferiori, con una perdita netta di 1.714 laureati (Istat, Aire).

Risorse in calo Un elemento critico riguarda sicuramente le risorse e le politiche messe in campo. Se si prende ad esempio il solo sostegno economico allo studio universitario, nel 2023, l’Umbria ha ricevuto meno risorse dal Fondo integrativo statale per le borse di studio rispetto all’anno accademico precedente, segnalando un possibile indebolimento dell’accesso al diritto allo studio (dati Miur). Di fronte a questo scenario, Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, aveva già sottolineato la necessità di un impegno congiunto: «Investire su formazione e transizione scuola-lavoro per fronteggiare l’inverno demografico e sostenere il futuro dell’economia umbra». Priorità, il rafforzamento dei percorsi di orientamento, l’incentivo all’attrattività aziendale per i giovani e l’adozione di strategie di ‘age management‘ per valorizzare i lavoratori senior.

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